Dal Venezuela a Salemi, la storia significativa di Victor Maragioglio

Si sente parlare spesso di gente che emigra dal nostro piccolo paese per andare negli Stati Uniti, in Francia, nel Regno Unito, oppure ancora in Svizzera, in Belgio, in Lussemburgo, ma è raro sentire parlare di persone che, dal Venezuela, arrivano a Salemi per realizzare i propri sogni, e portare a termine i propri progetti.

Questo è proprio il caso di Victor Maragioglio, un italo-venezuelano che è emigrato dal Venezuela all’età di 25 anni per venire a vivere a Salemi, paese di cui conserva le radici, essendo stato un cittadino salemitano suo nonno, Giuseppe Maragioglio Ferro.

Così, mentre lui disegnava sul suo piccolo taccuino, seduto nel sedile della mia macchina, ho provato ad intervistarlo, nel tentativo di scoprire di più sulla sua vita, sulle sue origini, sui suoi sogni e sulle sue speranze.

Victor, tu hai scelto di trasferirti in Italia, ma perché proprio qui a Salemi, in Sicilia?

“Perché ho scelto Salemi? Probabilmente perché è stata la scelta più conveniente per me.
Adesso con i miei 34 anni è quello che mi conviene di più. Principalmente perché è il posto in Europa dove le case sono economiche e dove posso entrare sul mercato immobiliare. Questo principalmente perché arrivando già ai 30 anni, tu cominci a pensare che vuoi fare con la tua vita, se vuoi avere una famiglia, se vuoi avere figli, dove vuoi mettere le radici….
Quindi ho vissuto in tanti paesi nel mondo, e i paesi del nord Europa sono belli però è impossibile comprare una proprietà, almeno per me è stato impossibile. Quindi la Sicilia ha questo fenomeno di spopolamento che è brutto, però allo stesso tempo dà ai giovani, non tanto giovani, però alle persone dà l’opportunità di comprarsi una casa decente.
Quindi perché mi sono trasferito qua in Italia… io non direi Italia, io direi Sicilia perché sono cose diverse.
La Sicilia mi ha accolto troppo bene quindi ho dei bei ricordi e sono stato felice qua, quindi ho deciso di ritornare… quindi sì, principalmente per questo.”


Come ti trovi qui a Salemi? Hai trovato un ambiente ospitale o preferisci comunque quello venezuelano?

“A Salemi mi trovo bene, le persone mi rispettano, le persone sono sorridenti, sono curiose: la mia esperienza è assolutamente positiva. Ogni posto in cui vado mi sento un po’ come a casa, quindi ovviamente mi mancano le cose dal Venezuela. Però siccome non voglio ritornare, rientrare al Venezuela, ho scelto l’Europa, ho scelto la Sicilia, anche perché la cultura è simile, e anche perché ho degli antenati che vengono da qua, quindi per me ha senso, quindi mi sento orgoglioso in qualche modo di essere mezzo venezuelano mezzo italiano.
Preferire non penso sia una parola diciamo che mi piacerebbe utilizzare, no? Perché sarebbe ingiusto per il Venezuela o per l’Italia, no? Sono posti diversi con cose diverse, con tante cose simili e storie anche cose simili, quindi mi godo ogni posto in realtà.”


Lavori? Se sì, che lavoro fai?

“Adesso sono sviluppatore web, quindi faccio siti web, mi occupo di programmare cose, no?
Faccio anche dei UI/UX design, lavoro con principalmente con React, JavaScript, GSAP, animazioni, e lavoro anche con WordPress e tanti altri software. Diciamo che sono un front-end developer e sì, è quello che sto facendo per adesso.”


So che hai viaggiato molto. Quali sono le principali differenze tra i paesi che hai visitato, Italia compresa?

“Le principali differenze… è una domanda troppo ampia, troppo grande, però… allora il clima è sempre una differenza notevole, no?
Se sei in America Latina non c’è l’inverno per esempio, quindi sei sempre d’estate, o se sei a Tenerife è sempre primavera, troppo troppo vento.
Se sei in Germania o nell’Olanda o in Polonia è freddo e quindi il clima è una cosa che fa una differenza notevole. “


Poi, in Venezuela c’è da tempo una grande crisi economica. Tu e la tua famiglia come l’avete vissuta?

“Male. Noi eravamo della classe media, okay, medio-alta diciamo. Poi mia madre mi ha portato avanti da sola, perché mia mamma si è separata da mio papà da tutta la vita in realtà.
Quindi all’inizio ho vissuto con i miei nonni, eravamo lì a casa dei nonni, ed eravamo a posto con loro. Poi negli anni 90 ha cominciato così un po’ a diminuire la prosperità economica, e poi dal 2010-2012 diciamo tutto è cominciato ad andare in declino, terribile.
Il Venezuela è sempre stato un posto agitato. Un posto pericoloso, un posto dove devi essere attento sulle strade. Cè insicurezza, però dal 2012 o dal momento in realtà in cui il governo è cambiato tutti questi fattori sono peggiorati. Ho visto il negozio di mia madre fallire, cosa bruttissima, tristissima.
Mia madre è pasticcera, aveva clienti però non si trovavano le risorse per portare avanti niente, quindi non si trovava la farina, l’acqua, non c’era elettricità, poi ogni giorno l’elettricità mancava per quattro ore, quindi il frigo ovviamente si rovinava, si danneggiava e quindi devovevi fare la fila per comprare farine, il pane o per le verdure. Insomma, tutto è un bordello.
Quindi ho visto come lei ha dovuto chiudere la sua azienda, una piccola azienda che aveva lei, è triste, troppo troppo triste.
Ho vissuto anche una iperinflazione, quindi la crisi economica è stata brutta, specialmente nel 2015-2016, che è stato diciamo uno dei periodi più brutti.”

Sappiamo che poche settimane fa è stato arrestato dagli Stati Uniti il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro. Qual è il tuo pensiero a riguardo?

“Prima di tutto lui non era il presidente del Venezuela, perché ha rubato le elezioni due anni fa, e quindi non era il vero presidente. Non era stato il presidente, non era stato riconosciuto dall’Unione Europea, dagli Stati Uniti, dal Canada e da tanti altri paesi, quindi la domanda è un po’ sbagliata.
La domanda dovrebbe essere cosa ne penso di quello che è successo al dittatore Nicolás Maduro.
E penso che sia giusto, è giusto perché ha portato il paese sottoterra, ha rovinato tutto e lo sapeva e non ha voluto lasciare il suo posto.
Quindi penso che sono contento in realtà un po’ per quello che è successo perché è una piccola speranza su tutto questa situazione che perdura in Venezuela da tanti anni.
Quindi per noi o per me e per la mia famiglia è una piccola speranza, perché almeno cambia qualcosa in tutto questa scena politica che è bloccata da 20 anni. Quindi non c’è democrazia, non c’è sviluppo, c’è solo tristezza. Le persone se ne vanno: 8 milioni di persone se ne sono andate dal Venezuela, e non è perché volevano viaggiare e andarsene, è perché hanno dovuto andarsene perché non c’era opportunità, non potevi crescere in questo paese.
Quindi il fatto che hanno rimosso questa narcodittatura del “presidente”, tra virgolette presidente, mi mi accontenta un pochino, però non posso dire che mi rende felice, perché c’è sempre la stessa struttura al comando.
E non mi piace il fatto che gli Stati Uniti hanno questo atteggiamento su tutti tutti i paesi, che è un po’ quello del grande bullo, e vedere il Venezuela essere bombardato dagli Stati Uniti è una delle cose più brutte che io mai abbia visto nella mia vita.
Però ripeto: di fronte a un governo del genere cosa potevamo aspettarci?
Abbiamo provato tutte le strade, tutte le strade democratiche: ci sono state manifestazioni nelle strade, abbiamo chiesto risorse a tutti i paesi del mondo e nessun paese ci ha aiutato.
Quindi è un sentimento strano, sono un po’ in ansia nel non sapere cosa accadrà in futuro.”


Quali sono i più grandi problemi che hai avuto da quando sei qui in Italia?

“La burocrazia è uno dei problemi più grandi che ho avuto: ogni cosa che devi fare ti senti che di essere negli anni ’50, è troppo lento.
C’è troppo nepotismo, ed è brutto perché non dovrebbe essere così, il sistema dovrebbe essere più imparziale.
Questo è una delle cose con cui ho più difficoltà.
Anche il cibo in realtà è buono, sempre se c’è una nonna dietro la cucina, altrimenti trovo un po’ di difficoltà a fare colazione perché sono abituato a avere una colazione più ricca.
Qua non è così: qua ti mangi un caffè e un cornetto industriale, che in realtà non sono a mia cosa preferita.
Poi il fatto che chiudono i negozi dall’una fino alle quattro per me è anche un po’ fastidioso.”


C’è qualcosa della cultura venezuelana che ti manca particolarmente da quando vivi a Salemi?

“Le persone in Venezuela sono più allegre, noi siamo più allegri.
Qui in Italia, specialmente in Sicilia, le persone sono troppo espressive, anche se sono più stoiche rispetto al Venezuela. Anche ballare per esempio è una cosa che mi manca un po’. Qua si dice che si esce di sera a ballare, però in realtà non si va veramente a ballare, si va solamente a fare il fighetto.
Per me la musica qua in Sicilia è terribile: qui non c’è la cultura di ballare salsa, merengue, reggaeton, quindi le feste mi annoiano un po’.”


C’è qualcosa che Salemi potrebbe fare di più per favorire l’integrazione agli immigrati?

“Sì, la prima cosa che devono fare è integrare la comunità tunisina, che è praticamente messa da parte, come se loro non esistessero.
Non è facile, certo, però qua a Salemi e probabilmente in tutta la Sicilia il menefreghismo è tanto. Quindi tutti vedono questa problematica dell’immigrazione e nessuno fa niente.
Quindi è difficile trovare un colpevole, però non c’è un programma di integrazione a Salemi, non c’è nessuno che parla di questo. Quindi è ironico il fatto che un posto oggetto di spopolamente come Salemi non apre le porte a certe persone perché probabilmente hanno una religione diversa, perché sono di colore diverso, perché parlano lingue diverse. Qua le persone sono troppo conservatrici.”


Infine, che futuro immagini per te nei prossimi anni?

“Continuerò a lavorare per fare la mia carriera. Mi sono sposato l’anno scorso, e quindi vorrei fare una famiglia, portare i miei qua in Sicilia, e forse considerare se funziona per loro stare qua vicino a me perché mi mancano. Vorrei crescere personalmente, vorrei continuare a imparare l’italiano, e vorrei imparare anche tedesco e inglese. Che cos’altro vorrei? Vorrei crescere così tanto da poter cominciare ad aiutare agli altri. Questo è sempre stato il mio approccio, e continuerà ad esserlo.
Quindi spero di continuare a crescere come persona in tutti questi aspetti per continuare ad aiutare le persone che che ho intorno, e forse un giorno anche a quelli che non ho vicino.”


Baldassare Caradonna

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