Dopo diversi mesi dal nostro primo colloquio, questo blog ha avuto l’occasione di intervistare nuovamente Ignazio Grillo, divenuto adesso presidente della sezione trapanese dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti.
In quest’intervista, Ignazio Grillo fa il punto della situazione sul suo nuovo compito, nonché sul referendum costituzionale oramai imminente, e sul ruolo importantissimo dei cani guida.
Un colloquio che spazia dal pragmatismo amministrativo alla sensibilità sociale, dove la figura del cane guida emerge non come un semplice “ausilio tecnico”, ma come un compagno di vita dotato di un’intelligenza emotiva insostituibile.
Ignazio, torni ospite di questo blog in veste di Presidente dell’UICI Trapani. Quali sono le iniziative che stai portando avanti, o che hai in programma, per questo mandato?
“In qualità di Presidente ho il compito — come sancito dal primo comma dell’articolo 1 dello Statuto — di tutelare i diritti morali e materiali dei non vedenti e degli ipovedenti. La missione principale dell’Unione, che sto proseguendo con determinazione, è l’ascolto e il supporto ai bisogni dei soci.
Ci concentriamo molto sull’inserimento lavorativo: seguiamo da vicino lo scorrimento delle graduatorie per i centralinisti telefonici, ma ci occupiamo anche di ambiti come l’insegnamento e la fisioterapia. L’Unione interviene laddove sia necessario fare il punto della situazione su posizionamenti, diritti di priorità e normative. Un altro pilastro fondamentale è l’istruzione: lavoriamo affinché gli studenti ricevano gli strumenti adeguati e affinché i docenti di sostegno e gli ASACOM (assistenti alla comunicazione) ricevano una formazione specifica.
Infine, continuiamo a puntare sul Servizio Civile Universale. Ogni anno accogliamo nuovi volontari che offrono un supporto prezioso ai nostri soci nelle attività quotidiane: dagli spostamenti per lavoro alle visite mediche, fino alla semplice spesa o a una passeggiata.”
Tra pochi giorni si voterà per il referendum sulla giustizia e tu sei coordinatore del Comitato Salemitano per il “No”. Quali sono le ragioni principali di questa scelta?
“Parlo sia come coordinatore sia a titolo personale: riteniamo questa riforma dannosa perché minerebbe l’equilibrio tra i tre poteri dello Stato, teorizzato da pensatori come Locke e Montesquieu. Il rischio concreto è quello di assoggettare il potere giudiziario all’esecutivo, ovvero alla politica e al governo.
Certamente anche i magistrati possono commettere errori, così come accade negli altri organi dello Stato, ma se la magistratura perdesse la propria indipendenza, quegli errori finirebbero per ricadere sotto la responsabilità dell’esecutivo, annullando l’autonomia del giudiziario. Scivoleremmo verso una forma di assolutismo. È preferibile avere poteri separati che rispondano dei propri errori (che vanno sempre sanzionati), piuttosto che un sistema in cui l’esecutivo possa usare la magistratura per reprimere il dissenso. Questo, a mio avviso, è un rischio democratico altissimo.”
Vedo che sei accompagnato da un cane guida. Chi te l’ha fornito e cosa ti ha spinto a fare questa scelta?
“Il suo none è Aky, ed è stato addestrato dal Centro Regionale ‘Helen Keller’ di Messina. Ho scelto di avere un cane guida perché offre moltissimo, innanzitutto sul piano umano: è un essere vivente che crea un legame profondo e ti responsabilizza. Dal punto di vista pratico, è un ausilio fondamentale per gli spostamenti quotidiani. Per me, il lato affettivo e quello funzionale hanno esattamente la stessa importanza.”
Puoi spiegarci meglio qual è il ruolo del cane guida? È preferibile al bastone bianco per una persona non vedente?
“È importante chiarire che il cane guida non è una conditio sine qua non per muoversi, né un sostituto del bastone bianco nelle fasi iniziali. Chi approccia l’autonomia deve prima frequentare i corsi di Orientamento e Mobilità (come quelli svolti all’Helen Keller) per imparare a muoversi con il bastone. Solo dopo aver acquisito sicurezza e capacità di orientamento si può passare al cane.
Il cane guida non è un navigatore GPS: non basta dirgli ‘portami lì’ perché lui parta in automatico. La direzione la dà sempre il conduttore (così si chiama chi lo tiene). Il compito del cane è evitare gli ostacoli, segnalare gradini e scale, e proteggerti da pericoli ‘alti’ (come rami o cartelli ad altezza viso) che il bastone non può intercettare. Tuttavia, gestire un cane richiede uno sforzo cognitivo maggiore rispetto al bastone, perché devi coordinare il tuo orientamento con le reazioni dell’animale.”
In definitiva, consiglieresti questa esperienza a chi non ha mai avuto un cane guida?
”La consiglio solo a chi ama davvero i cani. Avere un cane guida comporta una gestione quotidiana importante: pappa, bisogni, spazzolatura e salute. Se manca l’amore per l’animale, soffrirebbero entrambi.
Se invece c’è questa inclinazione, è un’esperienza straordinaria, a patto di possedere già ottime basi di orientamento e mobilità. Non è una questione di ‘bravura’: chi preferisce il bastone bianco non è meno autonomo o meno in gamba. Sono scelte individuali che dipendono dalla sensibilità personale e dallo stile di vita di ognuno.”
Baldassare Caradonna

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