Dopo 110 anni è stata rinvenuta una lettera appartenente al soldato salemitano Antonino Merendino, medico arruolato nel corso della prima guerra mondiale nell’ospedale di Salonicco.
Nello stesso ospedale prestò le sue cure al capitano Rizzi, soldato destinato ad essere rimpatriato, e a cui diede una lettera da consegnare ai propri familiari di Salemi.
Ma Antonino Merendino a Salemi non fece più ritorno, e quella lettera non arrivò mai ai suoi cari, perduta tra le memorie del capitano Rizzi.
A ritrovare la lettera, 110 anni dopo, è stato Franco Miglietti, nipote del capitano Rizzi, che l’ha consegnata a sua volta a Leonardo Curatolo, presidente del comitato dei caduti all’estero.
La lettera è stata così consegnata alla presenza del sindaco di Salemi Vito Scalisi e della nipote di Antonino Merendino, Giovanna Vaccaro, nonché dello stesso Leonardo Curatolo.
Giovanna Vaccaro, visibilmente emozionata, ha commentato:
“È una sorpresa e un dono di una persona che mi ha cresciuto. Mio nonno era una persona generosa, svolgeva la sua professione di medico non come un lavoro ma come una missione. Questa lettera apre una finestra sul mio vissuto, mi riporta alla memoria i miei affetti, che mi hanno dato tanto amore”.
Il sindaco di Salemi, Vito Scalisi, invece ha affermato:
“Sono storie perdute che riaffiorano. Viviamo in una società che corre tanto e che invece dovrebbe fermarsi per ricordare questi frammenti di storia. Sono piccole vicende che diventano grandi storie. Chi rimane nei pensieri, nei ricordi e nella memoria delle persone non muore mai. Cercheremo di rendere viva la memoria di Nino Merendino, magari intitolandogli una piazza o una via. Perché ogni uomo che dà la propria vita per la propria nazione deve essere ricordato dai posteri ed essere esempio per la comunità”.
Significativo poi il commento di Leonardo Curatolo, il quale ha dichiarato:
“È stato creato il cammino della memoria – ha affermato – per riportare in vita e ricordare ciò che hanno fatto i nostri nonni, i nostri avi. È un’attività che svolgo con il cuore. Restituire oggetti, lettere, testimonianze ai discendenti significa ridare voce a storie rimaste sospese. Ogni volta è un’emozione”
Baldassare Caradonna

Commenta