Gibellina attraversa una fase cruciale del suo percorso politico e amministrativo.
Tra cantieri aperti, programmazione culturale e prospettive di sviluppo, il Comune è chiamato a compiere scelte decisive per il futuro della città, anche a seguito della nomina a prima Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea.
Così, il sindaco di Gibellina, Salvatore Sutera, ha deciso gentilmente di concederci un’intervista, entrando nel merito delle azioni già avviate e di quelle in corso di definizione, affrontando i temi centrali dell’agenda amministrativa: gestione delle risorse, valorizzazione del patrimonio artistico, rapporti istituzionali e strategie di rilancio del territorio.
Sindaco, gli occhi di tutta Italia sono puntati su Gibellina, prima Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea. Il comune riuscirà a gestire adeguatamente i fondi stanziati?
“Gibellina riuscirà certamente a lavorare con i fondi stanziati, che ci auguravamo potessero essere anche un po’ di più. Con questo tipo di finanziamento riusciremo a fare gran parte del programma. Abbiamo già iniziato a utilizzare i fondi per l’organizzazione, inclusi gli aspetti amministrativi. Questi fondi non serviranno solo per creare eventi, ma anche per recuperare spazi e luoghi affinché possano essere utilizzati oggi e in futuro. Il progetto ‘Portami il futuro’ mette in luce la storia della città, ma soprattutto il suo futuro, seguendo il solco tracciato da Ludovico Corrao.”
Lei parlava appunto del progetto vincitore, ‘Portami il futuro’. Quali sono i dettagli di questo progetto ambizioso e in che modo aiuterà lo sviluppo turistico del suo borgo?
“Sarebbe lungo parlarne qui, perché il programma tocca diversi momenti: mostre, residenze, performance. Ma si parla anche di lavorare insieme al territorio, coinvolgendo i comuni del Belìce e della provincia, oltre a istituzioni culturali di tutta Italia. Si è creata una rete con musei, istituzioni e università. Gibellina Capitale è un ulteriore tassello che arricchisce un territorio già ricco, tra Selinunte, Segesta, i borghi come Salemi ed Erice, Poggioreale antica vicina al Grande Cretto, le saline di Marsala, e Gibellina si distingue per questa idea innovativa di Ludovico Corrao: ricostruire la città non solo con le case e i servizi, ma con una nuova identità legata all’arte, all’architettura e al teatro. Partecipare al premio di Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea è stato per noi quasi un obbligo morale nei confronti degli artisti e di Corrao. Il riconoscimento premia il passato ma guarda al lavoro che la città vuole fare nel futuro.”
Lei è passato dall’essere un medico a diventare sindaco. Cosa l’ha spinta a entrare in politica e a candidarsi?
“Non sono ‘passato’ da medico a sindaco, perché continuo a fare il medico. Fare il sindaco comporta prendersi cura dei cittadini e della città e questo ho cercato di fare.
Io credo che ognuno di noi abbia delle responsabilità non solo verso se stesso, ma anche verso l’ambiente in cui vive. Ho cercato di portare i miei valori: fare le cose per bene, con correttezza, mettendomi al servizio di Gibellina. In questi anni abbiamo fatto diverse cose. ‘Capitale’ è l’apice di una visione che a Gibellina era già tracciata: conservare e valorizzare il grande patrimonio che abbiamo, proiettandolo nel futuro.”
In questi giorni è circolata la notizia secondo la quale la Corte dei Conti abbia stimato un buco di 3 milioni di euro nelle finanze del comune, e che l’amministrazione sarebbe costretta a un piano decennale di ‘lacrime e sangue’ con oneri fiscali a carico dei cittadini. È effettivamente così?
“Assolutamente no. C’è stata un’osservazione della Corte dei Conti su aspetti formali ai quali ci siamo immediatamente adeguati. Abbiamo riapprovato pochi giorni fa in giunta il consuntivo del 2024, che chiude con un avanzo di amministrazione di 45mila euro. C’è stata una relazione della Corte dei Conti in cui si chiedeva di comprendere alcuni aspetti del consuntivo 2023, ma sul consuntivo 2024 non c’è nessun buco. Qualcuno ha fatto illazioni senza pensare al danno che si può fare all’immagine di una città, forse in cerca di facile visibilità.”
Questa primavera si voterà per il rinnovo dell’amministrazione comunale anche a Gibellina. Lei ha intenzione di ricandidarsi?
“I risultati di quasi 11 anni di amministrazione sono sotto gli occhi di tutti, magari non sono stati pubblicizzati a dovere, mi riferisco alle opere fatte e alle tante in cantiere tra cui la più importante con un finanziamento di 16 milioni di euro è la realizzazione del progetto Consagra Innovation Hub.
La nascita di un corso universitario di restauro del contemporaneo già da quest’anno.
L’anno appena iniziato è di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, per la quale abbiamo lavorato senza risparmio di energie richiede continuità per portarlo a termine nel migliore dei modi, per cui la cosa più naturale è certamente continuare il percorso iniziato.”
Infine, qual è l’eredità politica e immateriale che lascia alla cittadinanza?
“Ho lavorato in questi anni chiedendomi ogni sera se ciò che stavo facendo andasse bene per la città e per i cittadini.
Non ho mai guardato agli interessi di ‘bottega’ ma al bene della città. A volte le scelte migliori possono essere impopolari ma sono convinto che chi amministra deve avere il coraggio di perseguire grandi obbiettivi e non accontentarsi soltanto dei bisogni quotidiani.
Essere al servizio dei cittadini vuol dire infine rispettare il loro diritti, senza farli passare per favori, ma pretendere anche il rispetto dei doveri, ed è questo che ha guidato la mia azione.
Il risultato è quello di avere risolto problemi ultratrentennali come la strada riaperta sotto il teatro di Consagra, la riapertura a breve della strada provinciale di Magione, in raccordo con la provincia, le tante opere tra cui la riapertura del MAC, il micronido, la mensa scolastica, la sistemazione delle palestre e l’efficientamento energetico delle scuole i cui lavori partiranno a breve, e tanti progetti in itinere tra cui la riapertura della piscina.
L’eredità per me è quella di aver amministrato pensando sempre a ciò di cui la città e i cittadini avevano bisogno.”
Baldassare Caradonna

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