La notizia della terribile frana a Niscemi ha scosso tutta l’Italia, portando a una mobilitazione nazionale da parte di personaggi dello spettacolo e semplici cittadini che hanno raccolto per gli sfollati centinaia di migliaia di euro. Sfollati, questi ultimi, che secondo le stime ammontano a più di millecinquecento.
Però, è giusto ricordare che il problema delle frane non è nuovo per i cittadini di Niscemi, essendo il piccolo borgo già stato vittima di una grande calamità naturale nel 1997, quando il cedimento improvviso del terreno causò la caduta di alcuni edifici della zona e lo sfollamento di ben centodiciassette famiglia del quartiere Sante Croci.
E, come spesso accade per le grandi tragedie, i politici insorgono, come un grande avvoltoio alla ricerca della prossima preda, chi millantando l’arrivo di finanziamenti milionari, e chi attaccando il governo, colpevole secondo molti di non aver dimostrato abbastanza vicinanza alla popolazione, né in termini di sostegno morale né in termini di sostegno economico.
Effettivamente, i trentatre milioni di euro stanziati dal governo centrale alla Regione Siciliana per i danni causati dal ciclone Harry appaiono a tanti come insufficienti, avendo lo stesso governo regionale stimato danni per più di due miliardi di euro.
Meloni intanto continua a prendere tempo, scegliendo di incontrare a Niscemi i vertici delle istituzioni, tra cui il sindaco Massimiliano Conti, il prefetto di Caltanissetta Donatella Licia Messina, e vertici della Protezione Civile, tra cui il capo Fabio Ciciliano.
E mentre c’è chi minimizza, come il direttore di Libero Pietro Senaldi, che ha dichiarato che “il patrimonio immobiliare ha un valore molto basso”, c’è un grande assente all’appello: dov’è finito il Ministro della Protezione Civile, già presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci?
Il ministro ha dichiarato alla stampa che la situazione è stata ampiamente sottovalutata, ma dimentica che un documento firmato da lui nel 2022 (un aggiormanento del PAI, Piano di Assetto Idrogeologico) già preannunciava il rischio di nuove frane nel comune di Niscemi, definendo intere aree del paese al livello di rischio massimo, ossia di “pericolosità molto elevata per rischio idrogeologico” (R4).
Parole che oggi suonano come una condanna senza appello per una politica che conosce i problemi, li mette nero su bianco, ma poi li lascia marcire nei cassetti della burocrazia.
Perché se il rischio era noto, se era già stato certificato da un atto ufficiale, allora la tragedia di Niscemi non può essere liquidata come un evento imprevedibile, ma come l’ennesima conseguenza di una catena di omissioni, ritardi e promesse mai mantenute.
In questo contesto, l’opportunismo politico trova terreno fertile: c’è chi usa la frana come clava contro l’avversario di turno, chi si limita a una passerella tra le macerie, chi rilascia dichiarazioni indignate buone solo per i titoli dei giornali, salvo poi scomparire quando si tratta di stanziare fondi strutturali e avviare seri piani di messa in sicurezza del territorio.
Intanto, i cittadini restano senza casa e senza certezze, costretti a pagare il prezzo più alto di un dissesto che non è solo geologico, ma anche istituzionale.
Niscemi diventa così il simbolo di un problema più ampio: quello di un’Italia che interviene solo dopo le emergenze, quando il danno è fatto e le telecamere sono accese, ma che fatica a investire nella prevenzione, nella manutenzione del territorio e in una pianificazione seria.
Eppure, la storia recente dimostra che le frane, le alluvioni e i crolli non sono eccezioni, ma una drammatica consuetudine, consolidata in seguito a decisioni politiche fallimentari, e al già persistente cambiamento climatico, che oramai sembra impossibile da arrestare.
Così, bisogna rendersi conto che finché la politica continuerà a preferire lo scontro sterile alla responsabilità condivisa, e l’annuncio alla concretezza, tragedie come quella di Niscemi rischiano di ripetersi.
Perché non basta individuare i colpevoli a posteriori: servono scelte coraggiose prima che la terra torni a cedere sotto i piedi di chi, oggi, chiede soltanto di poter tornare a vivere nella propria casa in sicurezza.
I politici troveranno il coraggio di andare a Niscemi per parlare con le centinaia di famiglie rimaste senza casa, proponendo a quest’ultime soluzioni concrete, anche nel rispetto di chi da anni lavora, paga le tasse regolarmente, e adesso si ritrova con un pugno di mosche in mano?
Penso che nell’immediato non avremo una risposta a questa domanda, ma ho il piacere di riportare una citazione attribuita a un anonimo, che ritengo particolarmente rappresentantiva della situazione che si è posta in essere:
“Le frane non sono solo ferite della terra, ma cicatrici della politica: nascono dove la prevenzione manca e crescono dove l’opportunismo prende il posto della responsabilità.”
Baldassare Caradonna
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