Oggi, 27 gennaio, ricorre la Giornata della Memoria, istituita più di vent’anni fa e divenuta presto per il nostro paese e per il mondo intero il simbolo della lotta contro l’antisemitismo.
La giornata è stata istituita in memoria dell’orrore compiuto dai nazisti, che torturarono e uccisero milioni di persone nei campi di concentramento.
Questi ultimi erano principalmente ebrei, ma si dimentica spesso che vi fossero anche polacchi, rom, iugoslavi, prigionieri politici, e soprattutto, prigionieri di guerra, che si stima fossero oltre due milioni.
Una delle domande più comuni che però potrebbe formarsi nella mente di un giovane salemitano è: tra tutti quei poveri disperati, ci furono anche dei nostri concittadini?
La domanda è semplice, diretta, lineare, la risposta un po’ meno, dovendo chiamare in causa diversi particolari storici, a molti talvolta sconosciuti.
Ma io non mi sono perso d’animo, e ho effettuato una ricerca approfondita, la quale mi porta ad affermare che, con molta probabilità, Salemi non ebbe deportati ebrei.
La religione ebraica a Salemi, infatti, in quel momento non era particolarmente praticata, anche a causa del decreto di espulsione degli ebrei voluto da Ferdinando il Cattolico ed Isabella di Castiglia (1492).
Ciò aveva portato gli ebrei a trasferirsi altrove, o a diventare “marrani”, cioè a fare finta di abiurare per poi in seguito integrarsi a pieno nella comunità locale.
Ma, anche se degli ebrei originari di Salemi fossero stati deportati nei campi, sarebbe molto difficile risalire alla loro identità, in assenza oltretutto di una testimonianza diretta dei soggetti in questione o dei loro familiari.
Per quanto concerne, invece, i deportati militari, la questione è ben diversa.
L’Italia, come è noto, inizialmente faceva parte dell’asse con la Germania e il Giappone, ma in seguito all’armistizio con gli anglo-americani si era speccata in due: a nord la Repubblica di Salò, guidata da Mussolini e alleata dei nazisti, a sud il Regno d’Italia, guidato dal maresciallo Pietro Badoglio e alleato degli anglo-americani.
Così, lungo tutta la penisola si formarono diverse formazioni cosiddette “partigiane”, che avevano lo scopo di liberare le città ancora occupate dai nazi-fascisti.
Si stima che i partigiani salemitani furono sette: Filippo Crimi, Gaspare Terranova, Antonino Alopari, Benenati Stefano, Pasquale Castelli, Leonardo Filardo e Giuseppe Maggio.
Molti di loro furono internati in campi di lavoro forzato o campi di prigionia, ma, come mi ha comunicato la sezione dell’ANPI di Salemi, quest’ultimo partigiano in particolare, Giuseppe Maggio, fu l’unico deportato certo nei campi di concentramento nazisti.
Giuseppe Maggio, nato a Salemi il 23 settemebre 1908, era stato arrestato nella città di Trieste, ed era giunto al campo di concentramento di Dora-Mittelbau nel 1944, all’età di 36 anni.
Segnalato con numero di matricola 0762 e classificato come KGF, ossia prigioniero di guerra, è stato successivamente trasferito ad Al-Ellrich, sottocampo di Dora, dove è rimasto fino all’arrivo degli Alleati, i quali gli hanno restituito la libertà.
Dopo l’estenuante prigionia, ha potuto vivere la sua vita con tranquillità fino al decesso, avvenuto a Salemi il 28 febbraio 1983, all’età di 74 anni.
La vicenda di Giuseppe Maggio rappresenta dunque un legame diretto tra la tragedia della deportazione nazista e la storia della nostra comunità.
Ricordare questi eventi non significa soltanto rendere omaggio alle vittime dell’Olocausto, ma anche restituire dignità e memoria a chi, come Giuseppe Maggio, fu strappato alla propria vita e costretto a sopravvivere all’orrore della prigionia.
La Giornata della Memoria, quindi, non è solo un momento di commemorazione universale, ma anche un’occasione per riscoprire e valorizzare le storie locali, spesso poco note ma altrettanto significative.
Perché la memoria non appartiene soltanto ai grandi libri di storia, ma vive anche nei nomi, nelle date e nelle vicende dei nostri concittadini: custodirla e tramandarla è un dovere civile, affinché tragedie simili non trovino mai più spazio nel futuro dell’umanità.
Baldassare Caradonna
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