Questi ultimi sono stati dei giorni durissimi per tutti i tifosi di basket e di calcio della provincia di Trapani, e in particolare per i tifosi del Trapani Shark e della FC Trapani 1905.
Le due società, di proprietà dell’impenditore Valerio Antonini, sono finite nel bel mezzo di una bufera giudiziaria, che ha provocato conseguenze gravissime per entrambe le squadre.
Per quanto riguarda la squadra di pallacanestro, tutti i risultati ottenuti finora sono stati annullati, e la FIP ha deciso l’esclusione dal campionato di serie A 2025-2026, a causa della gara-farsa in Champions League contro l’Hopoel Netanel Holon, quando la squadra granata era scesa in campo un’altra volta con soli sette giocatori.
Secondo il giudice sportivo, c’è stata “una palese alterazione della uguaglianza competitiva delle squadre in campo, che deriva dallo schieramento da parte della Trapani Shark di una formazione evidentemente non in grado di competere con l’avversaria”.
Oltre a questo, è arrivata l’ammenda per la società di 600.000 euro, oltre a un’ulteriore inibizione per tre mesi per il suo presidente, Valerio Antonini.
Quest’ultimo non ci sta, e attraverso comunicati stampa e ricorsi ai tribunali ha annunciato battaglia alla federazione, dando vita a un braccio di ferro che rischia di spaccare il mondo del basket.
Per quanto riguarda, invece, la FC Trapani 1905, la situazione è simile, con il Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso della società e ha confermato i quindici punti di penalizzazione per la squadra di calcio, che rischia la retrocessione in serie D.
In questo caso, il procuratore federale aveva deferito la società al Tribunale Federale Nazionale Sezione Disciplinare, contestando una serie di violazioni di natura amministrativa, tra cui il pagamento degli emolumenti dovuti per le mensilità di luglio e agosto 2025 in favore dei tesserati, dei lavoratori dipendenti e dei collaboratori addetti al settore sportivo.
Insomma, è un periodo terribile per le società di Valerio Antonini, per i tifosi e per tutto il mondo dello sport siciliano e trapanese.
Lo stesso Antonini, intervistato da Rai Radio 1, ha affermato: “Quello che consiglio a qualsiasi imprenditore è di non entrare nello sport”.
Un’affermazione forte, amara, che fotografa perfettamente lo stato d’animo di un imprenditore oggi messo all’angolo, ma che allo stesso tempo apre interrogativi profondi sul sistema sportivo italiano, sempre più schiacciato tra burocrazia, rigidità normative e scontri istituzionali.
A pagare il prezzo più alto, però, non sono soltanto le società e i loro dirigenti, bensì una città intera e una provincia che negli ultimi anni avevano ritrovato entusiasmo, orgoglio e identità proprio grazie ai successi sportivi.
Il basket e il calcio erano tornati a essere un punto di riferimento, un collante sociale, una speranza di riscatto per un territorio spesso abituato a vivere di illusioni spezzate.
Oggi, invece, restano solo macerie: classifiche azzerate, punti di penalizzazione, ricorsi, comunicati, tribunali.
E soprattutto resta l’incertezza sul futuro, che pesa come un macigno sulle ambizioni sportive di Trapani.
Il timore è che questa doppia crisi possa lasciare segni profondi e duraturi, allontanando investitori, raffreddando l’entusiasmo dei tifosi e spegnendo quella passione che, nonostante tutto, aveva riportato la città al centro della scena sportiva nazionale.
Il tempo dirà se si tratta solo di una parentesi drammatica o dell’inizio di un lento declino.
Di certo, per Trapani e per lo sport siciliano, questo è uno dei momenti più difficili degli ultimi decenni.
E l’auspicio, oggi più che mai, è che dalle macerie possa nascere una nuova consapevolezza, capace di restituire dignità, stabilità e futuro a due squadre che rappresentano molto più di semplici società sportive.
Baldassare Caradonna
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