Quando ci si chiede di pensare ai romanzi più importanti della letteratura italiana, vengono subito alla mente i grandi classici come “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni, oppure “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello, oppure ancora, per arrivare a tempi più recenti, “Il nome della rosa” di Umberto Eco.
Nessuno, però, rammenta uno dei romanzi della letteratura italiana più dimenticati dello scorso secolo: “Gli illusi”, scritto dal medico salemitano Alessandro Catania, e pubblicato nel 1929, ben novantasette anni fa.
“Gli illusi” è un romanzo storico ambientato nella Salemi del diciannovesimo secolo che parla, come suggerisce il titolo, dell’illusione, poi diventata disillusione, del popolo siciliano per la venuta di Garibaldi e per la conseguente unità d’Italia, che nelle aspettative più rosee avrebbe dovuto portare una nuova era di ricchezza e prosperità per tutto il meridione.
Salemi ai tempi contava forse il doppio degli abitanti di oggi, ed era chiamata dai siciliani “l’Atene della Val di Mazara”, a causa della suo profondo legame con il sapere e la conoscenza (tenuto conto anche della presenza in paese di uno dei licei classici più antichi e rinomati della provincia).
Il protagonista si chiama Lao, ed è l’alter ego dello stesso Alessandro Catania, e attorno vi ruotano tanti altri personaggi come Nino Chirco (il barbiere), la gnura Agata (la vicina di casa), Titì (l’amore di Lao) e tanti altri, come Saverio Stallone, Giovanni Cosenza e Ciccia Saladino.
L’opera copre un arco temporale di quattro decenni, che parte dal 1860, cioè dall’annessione del Regno delle Due Sicilie, fino ad arrivare alla fine dell’800 e alla nascita dei Fasci Siciliani dei Lavoratori.
Il romanzo del Catania, giudicato da molti critici un capolavoro della letteratura, purtroppo è divenuto ad oggi introvabile nei negozi.
La penultima ristampa, curata dalla Pro Loco di Salemi, risale al 1978, e l’ultimissima, curata dal Rotary di Salemi, è del 2006.
A quasi cento anni dalla sua pubblicazione, “Gli illusi” resta dunque un’opera tanto preziosa quanto dimenticata: un romanzo capace di raccontare la storia d’Italia dal punto di vista di chi ne ha pagato il prezzo più alto, dando voce alle speranze, alle amarezze e alle contraddizioni di un’intera comunità.
Recuperare e rileggere oggi il libro di Alessandro Catania non significa soltanto rendere giustizia a un autore e a una pagina fondamentale della letteratura siciliana, ma anche riscoprire una memoria collettiva che parla ancora al presente.
Forse è arrivato il momento che questo romanzo torni a essere letto, studiato e discusso, affinché non resti, come i suoi protagonisti, prigioniero dell’oblio.
Baldassare Caradonna
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