Compie 85 anni il maestro dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki, tre volte vincitore del premio Oscar e icona per una generazione di cinefili appassionati, e non solo.
Miyazaki è stato anche e soprattutto fondatore nel 1985, insieme al suo socio in affari e amico Isao Takahata, dello storico studio di animazione giapponese “Studio Ghibli”, chiamato così da Miyazaki, appassionato di aviazione, dall’aereo della Regia Aeronautica italiana Caproni Ca.309, detto anche “Ghibli”.
Miyazaki ha segnato la storia del cinema di animazione a livello mondiale, venendo spesso paragonato per la sua fama in patria ad animatori del calibro di Walt Disney e Chuck Jones.
Il suo stile rivoluzionario di animazione e la particolarità dei suoi lungometraggi, lavorati talvolta anche per anni nei minimi dettagli, gli sono valsi due Oscar al miglior film di animazione un Oscar alla carriera nel 2015.
Ma la prima statuetta era già arrivata nel 2003 al suo capolavoro “La città incantata”, primo prodotto di animazione giapponese a vincere un premio Oscar.
Anche se, è bene sottolineare che in quell’occasione Miyazaki scelse, coerentemente con i valori espressi nella sua arte, di non ritirare personalmente il premio, in protesta con la guerra portata avanti in quegli anni dagli Stati Uniti nei confronti dell’Iraq.
Un’azione che doveva essere un boomerang, ma che invece si è rivelato uno dei gesti di più alto valore morale di un convegno che spesso si è ritrovato ad essere tagliato fuori dagli avvenimenti del mondo reale.
Miyazaki, nella sua cinematografia, invece è riuscito a rappresentare a fondo la realtà in ogni sua sfaccettatura, anche quella più recondita, e spesso dimenticata.
Ne la “Principessa Mononoke” (1997) affronta, in tempi non sospetti, il tema dell’ambientalismo, mentre nel “Castello errante di Howl” (2004) ritorna il tema della guerra, già affrontato dal suo socio Isao Takahata in “Una tomba per le lucciole”.
In Porco Rosso (1992) compare per la prima volta il tema a lui molto caro dell’aviazione, ma soprattutto il tema italiano, con il protagonista, Marco Pagot, che è un aviatore navale italiano, esule dall’aviazione militare a causa delle politiche del regime fascista.
Sarà celebre la frase pronunciata da Marco al suo amico Arturo Ferrarin, che tenterà di convincerò di rientrare nell’aviazione:
“Piuttosto che diventare un fascista meglio essere un maiale”.
Si alza il vento (2014), un lungometraggio animato dedicato proprio al tema dell’aviazione, avrebbe dovuto essere la sua ultima fatica materiale e spirituale, ma il “sensei” com’è al suo solito si è superato.
Nel 2023, alla veneranda età di 82 anni, è uscito il suo nuovo film “Il ragazzo e l’airone”, che gli è valso un altro Oscar, e si vocifera che, prima di ritirarsi, stia lavorando a un ultimo, grande capolavoro, che farà sognare gli amanti dell’animazione giapponese come mai prima d’ora.
A 85 anni Hayao Miyazaki non è soltanto un maestro dell’animazione, ma una coscienza artistica che continua a ricordarci che il cinema, quando è fatto con onestà e coraggio, può ancora insegnare a sognare, a resistere e a guardare il mondo con occhi più umani.
Baldassare Caradonna

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