Il blog Halyciae ha avuto il piacere di intrattenere una lunga chiacchierata con Attilio Ludovico Vinci, giornalista e scrittore appassionato del territorio siciliano e del suo patrimonio enogastronomico, che ha contribuito a valorizzare in svariate occasioni.
Insignito dell’onorificenza al merito di Cavaliere della Repubblica nel 2022, il prof. Vinci ha svolto per decenni il ruolo di corrispondente per il Giornale di Sicilia, e di direttore per i mensili locali “La Voce” e “L’autonomista”.
Volevo chiederle, professor Vinci, nella sua esperienza decennale da giornalista, quali sono i principali temi che ha affrontato?
“Intanto un saluto affettuoso anche da parte mia ai lettori di Halyciae.
Poi tra colleghi ci si dà del tu, l’età non c’entra più così mi sento più giovane, grazie.
Io ho affrontato, è esagerato dirlo ma è così, un po’ tutti i temi.
Perché, per esempio, nei quotidiani, vedi Giornale di Sicilia, Mediterraneo e altri quotidiani, naturalmente tu fai cronaca e fai tutte le cronache: dalla cronaca nera a quella giudiziaria, a quella politica, all’attualità, alla cultura, eccetera.
Quindi per quanto riguarda il territorio, più che appassionato, io mi sento figlio di mamma Sicilia, per cui per esempio in molti libri io ne riporto le eccellenze che sono i paesaggi, che sono il patrimonio archeologico (la Sicilia è davvero un museo a cielo aperto), che sono le eccellenze enogastronomiche. Non a caso la Sicilia è la prima regione d’Europa della gastronomia, anche se ahimè molti, soprattutto gli addetti ai lavori e i politici, non l’hanno valorizzata.
È la prima regione d’Europa ad essere stata insignita del titolo di ‘Regione Europea della Gastronomia’. Significa che i prodotti della cucina siciliana, quindi i prodotti di ‘mamma terra’, di ‘mamma Sicilia’, sono i migliori d’Europa.
E allora fummo insieme a discuterne ormai diversi anni fa di questa cosa, perché girando in Europa ho visto che ovunque c’è un grande orgoglio e una grande, immensa capacità identificativa al territorio. Un esempio: a Reims, capitale della regione dello Champagne, lì uno che non beveva, uno che era astemio, diventava bevitore di champagne. Avevano una capacità di comunicazione, di esaltare il territorio e le eccellenze tale da coinvolgerti in pieno e farti convertire. E così potrei dire della zona del Sassicaia, del Franciacorta, del Parmigiano. Noi dovremmo essere un pochino più siciliani nel senso di esprimere l’orgoglio, ma nel senso reale. Perché se c’è un’organizzazione internazionale che venendo in Sicilia a degustare, a vedere le produzioni, a visitare i luoghi, eleva la cucina siciliana, la gastronomia siciliana a migliore d’Europa, insomma il primo a comunicarne questa immensa qualità, questo patrimonio, dovrebbe essere il siciliano. Quindi complimenti per la tua iniziativa.
Più che appassionati, noi dobbiamo essere innamorati del territorio.”
Nel corso della sua lunga esperienza giornalistica, ha avuto modo di scrivere su Salemi? O comunque di visitarla?
“E mi sono occupato dunque a Salemi, di Salemi.
Io ho definito Salemi la capitale della cucina italiana.
Prima dell’Unità d’Italia non esisteva lo spirito nazionale.
Garibaldi, avendo al suo seguito bresciani, bergamaschi, insomma gente di tutta Italia, ha fatto conoscere al castello di Salemi, e anche prima di arrivare a Salemi, un po’ tutto quello che era il mangiare siciliano.
Cesare Abba, per esempio, descrive le fave verdi gustate a Salemi.
Il barone Peralta al palazzo Peralta ha fatto degustare la caponata, i cannoli.
Ecco, da lì nasce una coscienza di quella che poi sarà un’espressione gastronomica e comunicativa della cucina siciliana che nasce a Salemi.”
Tre anni fa è stato insignito dell’onorificenza al merito di Cavaliere della Repubblica.
Come ha appreso la notizia e quale è stata la sua reazione?
“Con grandissima emozione, anche per la motivazione data dal Presidente della Repubblica a seguito di una serie di confronti convenuti.
Perché mai un Presidente della Repubblica firma il decreto di Cavaliere al Merito della Repubblica se non vede intanto la fedina pulitissima.
Nessun Cavaliere della Repubblica ha avuto mai prima una condanna o una pendenza giudiziaria. Quindi, per prima cosa, è una ricerca di tutte le forze dell’ordine: dalla finanza ai vigili urbani, dalla polizia ai carabinieri, eccetera.
Dopodiché vanno i meriti.
Cavaliere ‘al Merito’, perché ecco, i miei meriti sono quelli di aver appunto descritto, valorizzato, promosso risorse naturali (quindi personaggi, uomini) e risorse materiali (dunque i prodotti del territorio).
È una cosa che davvero mi fa un immenso piacere il fatto di aver riconosciuto che sono stato molto vicino ai bisognosi.”
Si sa che il mestiere del giornalismo è complicato da svolgere, specialmente in questa terra.
Quali sono dunque le principali difficoltà che ha riscontrato lungo il suo cammino?
“Una: quando era stato arrestato un personaggio, il caporedattore del Giornale di Sicilia ha messo la foto di un altro.
È stata una grande sofferenza, non solo per le minacce o le offese ricevute, ma anche perché qualsiasi lettore non sa che tu mandi l’articolo, mandi le foto, ma a un giornale quotidiano arrivano 3-4 mila foto al giorno e ci può essere anche un caporedattore un attimino distratto, perché capita a tutti di non essere perfettamente concentrati.
Ecco, questa è stata indubbiamente la maggiore difficoltà.
Poi le altre difficoltà sono la chiusura nel darti notizie da certe fonti, le quali non avendo alcun rispetto della comunicazione e non ritenendo il giornalismo e la stampa un grande pilastro di democrazia, di informazione, di conoscenza, di acculturamento soprattutto per certi argomenti, piuttosto snobba.
E allora ti pone molte difficoltà nell’avere le notizie. Ecco, un po’ questo.”
In molti suoi libri lei ha dimostrato un grande attaccamento alla fede.
Si evince anche dalla sua ultima fatica letteraria, intitolata “Sì, esiste. Cristina Grassa, un esempio”, edito da Biostorie. Ci può spiegare meglio di che cosa parla?
“Questo libro è la storia di una persona sfortunata che però ha trovato nella fede un’immensa ancora di salvezza. Pensa che giovanissima mamma ha perduto in un incidente stradale un figlio di 19 anni. Lei infermiera, quando l’ambulanza trasporta il figlio in ospedale (anche se c’erano pochissime speranze, ma di dovere l’hanno fatto), al pronto soccorso di servizio era lei.
Lei apre lo sportello e vede il cranio del figlio spaccato. La mamma vede.
Qualsiasi essere umano avrebbe provato un dolore immenso, immaginiamo la mamma.
Dopodiché lei, a parte questo immenso dolore, ha avuto anche il cancro.
E si è aggrappata fortemente alla fede. Questa avversione l’ha fatta avvicinare molto al Signore.
Lei credendoci ha lottato nella volontà di volersi guarire perché ha immaginato che il figlio e le persone che le vogliono bene, ma soprattutto il Signore, avrebbero voluto regalarle un po’ di serenità e di soddisfazione.
Sì, lei dopo tre anni oggi è guarita.
È andata in Terra Santa, è andata a vedere la tomba di Gesù, è andata nei luoghi cristiani simbolo.
E lì ha trovato un conforto, una rassegnazione che senza la fede non c’è motivo di provarla.
Ecco, da lì lei dichiara ‘Sì esiste’, il titolo del libro.”
Quale è il messaggio che vuole lanciare ai giovani che intendono lanciarsi nella sfida giornalistica?
“Ma il messaggio è quello della regola di sempre. Il giornalista non deve inventare nulla, deve scrivere la verità.
Io ho avuto l’onore di conoscere Indro Montanelli.
A una domanda di noi giovanissimi giornalisti allora: ‘Capita di scrivere qualcosa che non era esattamente aderente alla realtà?’, lui ha risposto: ‘Io ho sempre scritto la verità. Casomai qualche volta mi è capitato di non scriverla’.”
Cosa ne pensa del governo regionale capitanato da Renato Schifani, che in questi ultimi tempi è stato sommerso dalle critiche?
“Ma è una storia antica, sempre i governi e le amministrazioni sono criticati.
Da giornalista non ho mai voluto prendere una tessera di partito, quindi voglio sorvolare sulla critica prettamente ideologica, avendo idee assolutamente mie e avendo un immenso rispetto dei partiti che sono sanciti nella Costituzione come grandi elementi di democrazia.
A mio avviso però devono confrontarsi più che offendersi, bisticciare e contrapporsi.
Notiamo come fosse quasi un’opera teatrale che quando c’è un’amministrazione e poi viene cambiata da un’altra, quella che va a sostituire si può dire che cambia molto o stoppa le iniziative della prima amministrazione.
A mio avviso invece no: le cose che sono a favore della società e di tutta la società, a qualsiasi partito o ideologia appartengano, ecco sono da sostenere.
E quindi ‘Schifani sommerso dalle critiche’, ma mi viene difficile pensare per esempio anche a un capo di governo nazionale che non sia stato sommerso da critiche: da Andreotti a Berlusconi alla Meloni. Ma anche come dire delle contestazioni esagerate, a mio avviso un pochino fuori i limiti del buon senso e della buona educazione.
La critica è un elemento essenziale di democrazia, ma la degenerazione critica no.”
In un mondo dominato dalla comunicazione digitale, quale è il futuro del giornalismo su carta stampata? È destinato a sparire o dovrà rinnovarsi?
“Indubbiamente dovrà rinnovarsi.
È un’evoluzione ancora a mio avviso in fase di assestamento, pur se c’è da tener conto che l’evoluzione ha una velocità immensa.
Tu pensa, io sono nato giornalista quando si scriveva con la macchina da scrivere.
Si dovevano contare le battute, poi chiamare con una R il giornale che ti chiamava e dettare.
I dimafoni raccoglievano la dettazione, tu dettavi pure la punteggiatura naturalmente.
Dopodiché siamo passati al fax e oggi al computer.
Una grande agevolazione tramite via internet, via web.
Tu pensa che quando il giornale chiudeva alle 19:00, già alle 19:00 meno un quarto non potevano più avere notizie perché non c’era più spazio di impaginazione.
E immagina quando un assassinio o un’elezione di sindaco avveniva alle ore 18:40 e non si poteva ‘bucare’ la notizia.
In gergo diciamo ‘bucare’ quando un giornalista si fa scappare una notizia che invece gli altri pubblicano e tu no: è la più grave figuraccia che si possa fare professionalmente.
Ecco quindi… ma penso io che tenendo conto sempre della giusta etica, dire la verità, e che la verità sia sempre supportata da diverse prove e confronti affinché sia davvero vera verità.
Ecco allora questa è l’etica che deve comunque gestire sempre, perfino le evoluzioni più innovative.”
Per concludere, c’è qualcosa che cambierebbe nella sua vita?
“No. Nemmeno quando Repubblica mi ha chiesto di andare nella redazione a Roma e io ho preferito restare con mia figlia, quindi la famiglia.
Forse avrei anche potuto, considerati certi traguardi, avrei potuto anche ottenere di più se avessi chiesto, considerata la situazione generale.
Avrei potuto ottenere di più perché ho visto che molti colleghi hanno, anche da un punto di vista e tra virgolette diverso, avuto più soddisfazione economica. Ecco, probabilmente.
Ma questo è col senno del poi. Diciamo che non cambierei nulla e spero di accontentarmi e spero sempre di mantenere nella assoluta retta via la dignità. È tutto.”
Baldassare Caradonna
Amministrative: Patti eletta al primo turno, Sutera confermato, ritorno di Mangiaracina
Il vento del cambiamento soffia forte su Marsala, dove i risultati ufficiali delineano ormai con chiarezza uno scenario destinato a segnare una svolta politica per la città: sarebbe infatti Andreana Patti, candidata sostenuta dalla coalizione di centro-sinistra, la nuova sindaca del comune lilybetano, riuscendo ad imporsi sull’uscente Massimo Grillo, fermatosi in seconda posizione dopo una…

Commenta