Era il 26 dicembre 1965 quando Franca Viola, una giovane ragazza siciliana di quasi 18 anni, venne rapita dal suo ex fidanzato Filippo Melodia, nipote del boss mafioso Vincenzo Rimi.
Melodia, grazie all’aiuto di dodici suoi amici, devastò l’abitazione della ragazza e aggredì la madre che tentava di difenderla.
Franca Viola fu violentata, malmenata e lasciata a digiuno, quindi tenuta segregata per otto giorni, inizialmente all’interno di un casolare situato all’esterno del paese, e poi in casa della sorella di Melodia ad Alcamo.
Il padre della Viola fu contattato dai parenti di Melodia per la cosiddetta “paciata”, ossia un incontro volto a far accettare ai genitori di Franca le nozze dei due giovani.
I genitori di Franca, d’accordo con la polizia, finsero di accettare il patto, ma il giorno successivo, il 2 gennaio 1966, le forze dell’ordine fecero irruzione nell’abitazione, liberando Franca e arrestando Melodia e i suoi complici.
Secondo la morale del tempo, per salvare il suo onore e quello della sua famiglia Franca avrebbe dovuto necessariamente sposare il suo aggressore.
Anche perché questo avrebbe previsto, ai sensi dell’art. 544 del codice penale, l’estinzione del reato (il cosiddetto “matrimonio riparatore”), ma lei inaspettatamente si rifiutò.
Il suo rifiuto, divenuto un simbolo dell’emancipazione femminile, verrà descritto dal PM nel corso del processo a carico di Melodia e dei suoi complici come “degno della massima considerazione”.
Soltanto nel 1981, infatti, sarà abrogato il matrimonio riparatore, e soltanto nel 1996 lo stupro passerà dall’essere un “reato contro la morale” all’essere un “reato contro la persona”.
Franca Viola oggi, quasi 80enne, vive ad Alcamo, felicemente sposata da più di 50 anni con Giuseppe Ruisi, giovane compaesano e amico d’infanzia, da cui ha avuto due figli.
Nel 2014 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l’ha insignita dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine del Merito “per il coraggioso gesto di rifiuto del matrimonio riparatore che ha segnato una tappa fondamentale nella storia dell’emancipazione delle donne nel nostro Paese”.
La storia di Franca Viola ha ispirato due lungometraggi: “La moglie più bella” di Damiano Damiani (1970) e “Primadonna” di Marta Savina (2022), quest’ultimo presentato in concorso ai David di Donatello 2024.
L’insegnamento di Franca Viola è più attuale che mai, ed è fondamentale che anche i più giovani conoscano a fondo la sua storia.
In Sicilia i tempi sono cambiati, ma la mentalità a volte fatica a tenere il passo con i tempi, e se i giovani trattano il passato in maniera superficiale, episodi come questo, purtroppo, potrebbero verificarsi nuovamente.
Baldassare Caradonna
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