Dopo Volodymyr Zelensky nel 2022, Taylor Swift nel 2023 e Donald Trump nel 2024, per il magazine statunitense “Time” la persona di quest’anno è, o meglio, sono, gli “architetti” dell’intelligenza artificiale, ossia tutte quelle persone che hanno segnato il concetto di AI nell’infosfera globale.
Nella copertina, realizzata dall’artista Jason Seiler e ispirata a una celebre fotografia del 1932 che raffigurava alcuni operai intenti a pranzare su una trave di acciaio, spiccano tra i tanti Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, l’azienda che gestisce ChatGPT, ed Elon Musk, uno degli uomini più ricchi del mondo, nonché patron di Tesla, Space X e dell’AI Grok.
Il Time motiva la propria scelta scrivendo nell’articolo, a firma di Charlie Campbell, Andrew Chow e Billy Perrigo:
“L’intelligenza artificiale è probabilmente emersa come lo strumento più determinante nella competizione tra grandi potenze dopo l’avvento delle armi nucleari.”
In pochi anni l’intelligenza artificiale ha fatto passi da gigante, rendendosi utile per lo sviluppo umano e nella ricerca scientifica, dove in poco tempo ha rivoluzionato l’esistente.
Tommaso Caligari, studente italiano all’epoca dei fatti 17enne, grazie all’intelligenza artificiale ha creato un rilevatore del morbo di Parkinson ben funzionante, che gli è valso la nomina ad Alfiere della Repubblica.
L’intelligenza artificiale ha anche rivoluzionato il mondo dell’informazione, diventando uno strumento indispensabile per le testate giornalistiche, grazie alla sua capacità di sintetizzare e rendere facilmente comprensibili contenuti particolarmente complessi.
Tuttavia, è giusto sottolineare che è diventata anche la nuova frontiera della disinformazione, permettendo la creazione in tempo zero di immagini estremamente realistiche, e quindi ingannevoli, che raffigurano situazioni nella realtà totalmente inesistenti.
Basti pensare all’immagine diventata celebre di Papa Francesco che indossa un piumino bianco, poi rivelatasi falsa, oppure alle numerose immagini del presidente degli USA Donald Trump che viene tratto in arresto, anche quelle interamente fittizie.
A causa della sua percentuale di efficacia, sempre in crescita, l’intelligenza artificiale potrebbe presto sostituire il lavoro di milioni di persone, a partire dai semplici impegati statali arrivando fino ai giornalisti, ai disegnatori, ai doppiatori, ai cantanti, e così via.
Per queste ragioni, l’intelligenza artificiale è presto diventata una delle maggiori proprità dei governi di tutto il mondo.
Il parlamento europeo ha approvato nel marzo 2024 il regolamento sull’intelligenza artificiale, uno dei primi strumenti normativi esistenti in tutto il mondo, che stabilisce dei paletti minimi da rispettare per le grandi aziende, e fornisce maggiori tutele per il cittadino.
Tuttavia, le big tech e le piccole start-up denunciano che il nuovo regolamento, sommato a quelli già esistenti come il GDPR, il DSA e il DMA, contribuisce a creare un’enorme muraglia normativa che impedisce alle aziende di operare efficacemente sul territorio europeo, limitando pesatamente lo sviluppo dell’IA in tutto il Vecchio Continente.
Anche il parlamento italiano, nel silenzio generale della stampa nazionale, ha approvato quest’anno una legge sull’intelligenza artificiale, che istituisce il nuovo reato di “illecita diffusione di contenuti generati o alterati con sistemi di intelligenza artificiale”, con una pena prevista che va da uno a cinque anni.
Mentre molte aziende, come OpenAI, Google e Meta, nonostante le proprie perplessità si sono dimostrate disponibili sin da subito a collaborare con le autorità, altre se ne sono completamente infischiate, come la cinese DeepSeek, raggiunta più di un anno fa da un provvedimento di oscuramento da parte del Garante della Privacy, ma che ancora oggi continua a operare su territorio italiano come se nulla fosse.
L’intelligenza artificiale è un’arma a doppio taglio, uno strumento affascinante ma pericoloso, un amico intelligente, ma totalmente finto.
Anche se è lecito avere i propri dubbi in merito e chiedere che l’IA venga regolamentata adeguatamente, bisogna riconoscere che è impossibile fermare il progresso, e che la guerra aprioristica contro l’intelligenza artificiale ricorda molto quella dei luddisti nel XIX secolo.
Tuttavia, credo che sia sempre bene tenere a mente ciò che disse riguardo lo sviluppo tecnologico il grande fisico premio Nobel Albert Einstein:
“Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti.”
Baldassare Caradonna
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