Quest’anno, nel bel mezzo dei festeggiamenti per San Nicola di Bari, un uomo, un 26enne tunisino, ha cominciato a lanciare per strada una o più bottiglie di vetro nelle vicinanze di Piazza Libertà, fino a quando non è stato fermato dagli agenti della polizia municipale ed accompagnato presso la locale caserma dei Carabinieri per ultieriori accertamenti.
Questo episodio di violenza è l’ennesimo avvenuto sul territorio salemitano, dopo la rissa tra cittadini stranieri del 6 ottobre 2025, che aveva portato le forze dell’ordine a emettere quattro denunce all’Autorità Giudiziaria.
Viene quindi spontaneo domandarsi se a Salemi sussista un problema di sicurezza, chi potrebbero essere gli eventuali responsabili e quali sono le misure che l’amministrazione potrebbe intraprendere per tentare di migliorare la situazione.
Per l’analisi dei fatti in questione in soccorso ci viene un dato che è impossibile da ignorare: i protagonisti della maggior parte degli episodi di violenza a Salemi sono persone extracomunitarie, probabilmente irregolari sul territorio italiano, con un provvedimento di espulsione o con carichi pendenti.
Inoltre, gli eventi che hanno ad oggetto la violenza su suolo pubblico sono probabilmente sottostimati, poiché in molti casi i soggetti coinvolti si dileguano prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.
Forze dell’ordine che in taluni casi, nonostante il numero ingente di segnalazioni pervenute al 112, non dispongono degli strumenti adeguati per poter intervenire.
L’amministrazione Scalisi, così come quella Venuti, ha cercato di porre un argine alla violenza sul territorio attraverso il dialogo costante con la prefettura, la questura e le forze dell’ordine, garantendo in alcune giornate dei presidi fissi della polizia locale e dei Carabinieri nei luoghi caldi, come il centro storico e la via Giacomo Matteotti.
Il sindaco Vito Scalisi nel 2024 aveva anche firmato un’ordinanza per vietare oltre un certo orario la vendita delle bevande alcoliche, che in molti casi sono una delle concause del problema.
Questo sicuramente, anche alla luce degli ultimi eventi, non è stato abbastanza, ma è bene ricordare a certi esponenti politici che sbandierano la parola “sicurezza” che il sindaco non è uno sceriffo e Salemi non è il Far West.
Gli strumenti a disposizione dell’amministrazione sono limitati dalla legislazione vigente, ed è quest’ultima che permette che i delinquenti siano trattati con i guanti di velluto su tutto il territorio nazionale, Salemi inclusa.
L’emergenza sicurezza esiste a Salemi come esiste in tutta Italia, ma esisteva anche decine di anni fa, con connotati anche peggiori di quella che c’è oggi.
La frase che si sente spesso dire nei bar, ossia: “Anni fa a Salemi si poteva stare anche con le porte di casa aperte”, non è altro che un falso mito, alimentato dalla nostalgia di un ordine delle cose sicuramente diverso, ma non per forza migliore di quello attuale.
Nella Salemi degli anni ’70 e ’80 le persone venivano rapite per strada, come il finanziere Luigi Corleo, oppure venivano uccise a colpi di lupara, come l’imprenditore Francesco Paolo Clementi, quindi non si può dire che nel corso degli anni non ci sia stato un miglioramento.
La violenza di oggi ha certamente una matrice diversa: quella di prima era politica, mafiosa, a scopo intimidatorio, quella di oggi è dovuta a ragioni culturali, di maleducazione o addirittura di una mancata educazione.
Allora, forse l’unico metodo per sconfiggere la violenza è affrontarla alle radici, attraverso le scuole, che sono le prime agenzie educative dopo la famiglia, promuovendo percorsi di integrazione anche con l’aiuto delle numerose associazioni presenti sul territorio, come il Rotary, i Lions e la Fidapa.
Il Mahatma Gandhi, grande sostenitore del metodo non-violento nel mondo, proprio riguardo alla violenza disse:
“Mi oppongo alla violenza perché, quando sembra produrre il bene, è un bene temporaneo: mentre il male che fa è permanente.”
Baldassare Caradonna
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