Quello della collezione Kim è uno scandalo che i salemitani di vecchia data conoscono molto bene, ma lo conoscono un po’ meno i giovani come me, che ne sono venuti a conoscenza solamente grazie ai giornali online e a qualche chiacchiericcio di strada.
L’unica cosa dal nome “Kim” che sicuramente qua a Salemi tutti conoscono è l’omonimo centro, intitolato proprio a lui, Yongman Kim, l’imprenditore sudcoreano che a New York ha costruito un impero, ma partiamo dal principio.
Yongman Kim è un impenditore sudcoreano, conosciuto per aver aperto negli anni ’90 a New York i “Kim’s Video”, dei negozi in cui si potevano noleggiare VHS o DVD che contenevano film d’epoca, serie tv e documentari, compresi alcuni che altrimenti sarebbero rimasti introvabili.
A causa dell’avvento del digitale, nel 2008 Kim’s Video entra in crisi, ma i suoi negozi possedevano ancora una collezione che complessivamente contava più di 55mila filmati.
Così, Yongman Kim ha preso una decisione storica: avrebbe donato l’intera collezione a chi sarebbe stato in grado di gestirla adeguatamente, garantendo una fruizione pubblica, la digitalizzazione dell’archivio e un’adeguata conservazione.
Per la gestione si proposero in tanti, tra cui diverse università americane.
Eppure, inaspettatamente, al tavolo del signor Kim era pervenuta una richiesta da oltreoceano: il Comune di Salemi, in Italia, si proponeva di gestire e valorizzare la sua collezione di DVD e VHS, con un progetto senza precedenti.
La richiesta proveniva dall’allora assessore alla creatività dell’amministrazione Sgarbi, Oliviero Toscani, che si era interfacciato con l’imprenditore tramite Franca Pauli e Dario Colombo, della fondazione Clio.
Il signor Kim, nonostante la riluttanza del suo staff, preoccupato di mandare una collezione inestimabile dall’altra parte del mondo, accettò con poche esitazioni, poiché rassicurato che la collezione sarebbe stata in buone mani.
Nel 2009 arrivarono a Salemi i primi scatoloni, accolti gloriosamente dal critico d’arte e da una cittadinanza in festa, anche se quest’ultima in larga parte non conosceva nemmeno un millesimo dei titoli presenti in quella collezione, né avrebbe avuto il benché minimo interesse a visionarli.
Oliviero Toscani orgogliosamente dichiarerà alla stampa:
“I newyorkesi sono molto arrabbiati per il fatto che la collezione sia finita in Sicilia.
E’ accaduto perché Salemi è il futuro mentre New York è il passato!”.
In ogni caso, la Regione Siciliana aveva finanziato un progetto di 800mila euro con lo scopo di valorizzare e conservare la collezione, ma sembra che quest’ultima sia rimasta ferma negli scatoloni a prendere polvere, all’interno di un centro intitolato proprio a Yongman Kim.
Così, Oliviero Toscani scelse di scrivere una lettera di fuoco all’allora presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo, denunciando che la collezione Kim “sta marcendo nell’umido, in mezzo a topi e scarafaggi”.
Antonella Favuzza e Antonina Grillo, rispettivamente vice-sindaco e assessore referente del progetto, smentirono pubblicamente le accuse di Toscani, ma le ombre sulla collezione non si dissolsero così facilmente.
Anche perché sembra che, di quei 55mila dispositivi annunciati, quelli arrivati in realtà siano soltanto 46mila, mentre per l’Associazione Cuncuma addirittura sarebbero stati soltanto 38mila, rompendo così una narrazione che era diventata quella prevalente.
Comunque, di lì a poco sarebbe precipitato sull’amministrazione Sgarbi lo spettro dello scioglimento del Comune per mafia, e quindi ogni discussione sarebbe stata rinviata a data da destinarsi, ad acque calme.
Intanto, diversi anni dopo, nel 2017 David Redmond e Ashley Sabin hanno deciso di iniziare a girare un documentario per raccontare la storia di Yongman Kim e della sua collezione dalle dimensioni colossali.
I due si sono recati più volte a Salemi, entrando in contatto con diversi personaggi, tra cui il compositore Enrico Tilotta, il comandante dei vigili urbani Diego Muraca, e il sindaco Domenico Venuti.
David ha fatto più volte irruzione nel Centro Kim, dove era conservata la collezione, e ha scoperto l’inimmaginabile.
La raccolta era in uno stato di evidente abbandono, stipata in locali con umidità, polvere e muffa.
Kim è venuto a Salemi e ha incontrato il sindaco, spiegandogli la condizione in cui versa la sua collezione e chiedendogli di intervenire, ma la situazione non migliora sensibilmente, anche a causa della mancanza delle infrastrutture necessarie.
Così, Venuti e Kim, preso atto del fallimento del progetto, nel 2023 hanno scelto di comune accordo di far tornare la collezione a New York, in comodato d’uso gratuito temporaneo, allestita in un museo apposito.
L’accordo prevedeva, tra le altre cose, che a New York sarebbe stato allestito uno spazio espositivo dedicato alla città di Salemi, costituito da brochure, foto e materiale divulgativo.
Così, nel 2022 la collezione è tornata alla Grande Mela, dove è stata esposta al pubblico, grazie anche all’aiuto dei numerosi volontari chiamati da Redmond, e successivamente il comune di Salemi ha concesso la cittadinanza onoraria a Yongman Kim, contribuendo insieme all’associazione Cùncuma ad organizzare il “Cinekim”, il festival cinematografico di Salemi.
Un compromesso accettabile, anche alla luce degli eventi avvenuti.
Resta però l’amarezza di non aver saputo gestire una collezione dal valore inestimabile, per le sue dimensioni probabilmente la più grande non soltanto della Sicilia, ma dell’Italia intera.
Le responsabilità di questo epilogo sono molteplici e trasversali, e non riguardano soltanto i pezzi grossi dell’amministrazione Sgarbi, che potrebbero facilmente essere additati come gli unici fautori di questo disastro.
Quelli che hanno contribuito maggiormente al fallimento del progetto siamo stati noi salemitani, non interessandoci in alcun modo alla sua valorizzazione, né in termini materiali, culturali o cinematografici.
Forse è stata un’elaborata politica di facciata, o forse semplice ignoranza popolare, però è bene evitare di fare di tutta l’erba un fascio, e sottolineare che in tutto questo disastro qualcuno che si salva c’è, eccome se c’è.
A partire dall’associazione Cùncuma, che grazie soprattutto al contributo di Silvio Spisso e Marco Bagarella, cinefili appassionati, ha combattuto per valorizzare questa collezione, impegnandosi nella sua catalogazione e digitalizzazione.
I due avevano anche fatto richiesta al Comune, ai tempi di Sgarbi, per far fruire pubblicamente la sezione del Silent Cinema compresa nella collezione, non ricevendo alcuna risposta da parte dell’amministrazione.
D’altronde, sembra che di quelle centinaia di migliaia di euro di finanziamenti regionali ne siano arrivati solamente 272mila, e ne siano stati spesi soltanto 14mila.
Insomma, sembra che non ci sia stato alcun interesse da parte dell’amministrazione e della cittadinanza a investire realmente su questo sogno, ormai definitamente tramontato, o quasi.
L’accordo stipulato dal Comune di Salemi con Yongman Kim per la concessione dei filmati è della durata di 10 anni, eventualmente rinnovabile.
Chissà, che tra qualche decina di anni la collezione Kim ritorni a Salemi, gestita da un’amministrazione più rigorosa e con un’organizzazione migliore?
Qui con me non ho la sfera di cristallo, ma ad occhio e croce dico che finirebbe esattamente come la prima volta, perché sono fermamente convinto che il brutto vizio di noi salemitani, e più in generale di noi siciliani, rimarrà sempre quello di non imparare mai dagli errori del passato.
Baldassare Caradonna
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