Che Totò Cuffaro, ex governatore della Regione Siciliana, detto dai giornalisti “vasa vasa”, non fosse un uomo sempre ligio al rispetto della legge è cosa nota.
D’altronde, già nel 2011 era stato condannato in via definitiva a sette anni di reclusione per favoreggiamento personale verso persone appartenenti a Cosa Nostra e rivelazione di segreto istruttorio.
In seguito, nel 2015, dopo aver scontato cinque anni, era uscito dal carcere di Rebibbia dichiarando addirittura:
“L’unica cosa certa è che non tornerò in politica.
Il mio tempo per fare politica è finito, non la capisco più.”
Eppure, analogamente a quanto accaduto con Matteo Renzi, il politico siciliano non è riuscito a mantenere questa sua promessa.
Nel 2017, come rivelato da un documentario delle Iene, è stato il regista occulto delle elezioni comunali di Palermo.
Nel 2020 ha lanciato la nuova Democrazia Cristiana, che si è presentata alle elezioni comunali a Favara, a Giarre, a Caltagirone e a San Cataldo, ottenendo risultati discreti.
Nel 2022 il partito si è presentato anche alle elezioni regionali, raccogliendo a sorpresa il 6,51% dei consensi, superando quindi la soglia di sbarramento ed entrando all’ARS.
Il vincitore delle elezioni regionali, Renato Schifani, incurante del passato di Cuffaro, ha chiamato il suo nuovo partito a fare parte della giunta regionale, e gli ha assegnato due assessorati, quello delle politiche sociali e quello della funzione pubblica.
Nel febbraio 2023 il Tribunale di sorveglianza di Palermo ha riabilitato Cuffaro, dichiarando estinta la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Nel maggio 2023 il partito di Cuffaro, visto il clima di festeggiamenti, lo ha eletto all’unanimità segretario nazionale.
Per le elezioni europee del 2024 tutti hanno cercato un accordo con lui, compreso Matteo Renzi, anche se alla fine quest’ultimo salterà.
Poi, quest’anno, come un fulmine a ciel sereno, è arrivata la nuova inchiesta della procura di Palermo, che vede indagati Totò Cuffaro, il deputato di Noi Moderati Saverio Romano e un’altra decina di persone.
Cuffaro, già abituato alle inchieste dei magistrati sul suo conto, ha enunciato alla stampa il solito motto lapalissiano, tipico dei politici democristiani e mai passato di moda:
“Ho piena fiducia nella magistratura”
Però, gli elementi probatori che emergono da quest’inchiesta sono schiaccianti, dal contenuto che sembra quasi inequivocabile.
Le intercettazioni sembrano descrivere l’esistenza di un vero e proprio sistema Cuffaro, che pilotava la gestione degli appalti e la macchina della sanità.
“Noi abbiamo Enna, Palermo e Siracusa”,
“Su due strutture noi abbiamo la golden share, rispondono a noi”, dice Cuffaro, intercettato.
E poi ancora, riferendosi al sorteggio delle nomine sulla sanità, dice a Roberto Colletti, anche lui indagato:
“Fottitene, intanto io lavoro per te.
Non ti preoccupare, quelle del sorteggio sono minchiate”
E poi, di nuovo, non risparmia insulti rivolti alla deputata di Forza Italia Margherita la Rocca Ruvolo, che aveva denunciato lo scandalo delle nomine sulla sanità:
“Quella troia della Ruvolo dice che io faccio… una troia!”
Più si amplia lo scandalo degli appalti, più la Democrazia Cristiana in Sicilia si sgretola come un castello di sabbia.
Cuffaro si è dimesso da segretario nazionale, e lo stesso Schifani, su pressioni interne ed esterne, ha scelto di cacciare dalla giunta regionale i due assessori in quota DC.
Per la parte di opposizione guidata dal giovane Ismaele la Vardera però questo non basta.
Il giovane deputato regionale, nel corso di una manifestazione svoltasi davanti a Palazzo d’Orléans, ha chiesto le dimissioni immediate di Schifani e di tutta la giunta.
Invece, il parlamentare Carlo Calenda, che è stato eletto al Senato proprio in un collegio siciliano, ha ribadito la sua proposta di commissariare la Regione Siciliana su sanità e rifiuti.
Nel frattempo, le indagini della magistratura e delle forze dell’ordine vanno avanti.
Durante le perquisizioni in casa di Cuffaro, i carabinieri del Ros hanno sequestrato al politico 80mila euro in contanti, che i suoi legali riferiscono però non avrebbero nulla a che fare con l’inchiesta.
Come prevede la legge Nordio, Cuffaro e gli altri indagati nei prossimi giorni saranno sentiti dal giudice, che deciderà se applicare o meno misure cautelari nei loro confronti.
Ma, indipendentemente dall’esito dell’inchiesta, l’avventura politica di Totò Cuffaro sembra essere giunta definitivamente al termine.
Sembra che quel che resta della nuova DC, isolata persino dai suoi stessi alleati, non troverà più spazio in nuove coalizioni di governo.
Forse è giunto davvero il momento che Cuffaro faccia fede alla sua vecchia promessa, e che finalmente smetta di occuparsi di politica.
La sua partecipazione alla cosa pubblica non fa altro che danneggiare l’immagine della Sicilia e di tutti quei siciliani onesti.
Sarebbe ora che tutti i sostenitori di Cuffaro lo capissero, e che magari lo capisse anche Cuffaro stesso.
Baldassare Caradonna
Amministrative: Patti eletta al primo turno, Sutera confermato, ritorno di Mangiaracina
Il vento del cambiamento soffia forte su Marsala, dove i risultati ufficiali delineano ormai con chiarezza uno scenario destinato a segnare una svolta politica per la città: sarebbe infatti Andreana Patti, candidata sostenuta dalla coalizione di centro-sinistra, la nuova sindaca del comune lilybetano, riuscendo ad imporsi sull’uscente Massimo Grillo, fermatosi in seconda posizione dopo una…

Commenta