Il 9 novembre 1989, 36 anni fa, crollava il muro che per decenni aveva diviso Berlino, la Germania e il mondo intero.
Un muro che non era soltanto una barriera fisica, ma anche una barriera culturale, ideologica, politica e sociale.
Da una parte il blocco occidentale, guidato dagli Stati Uniti, dall’altra il blocco orientale, guidato dall’Unione Sovietica.
Da una parte un mondo imperfetto ma tendenzialmente libero, dall’altra un totalitarismo feroce, che, con il pretesto del socialismo comunista, opprimeva la popolazione civile.
In tantissimi provavano a fuggire da quell’inferno che era l’Unione Sovietica, molte volte fallendo, venendo arrestati e mandati in carcere, o peggio, nei gulag.
Tuttavia, negli anni ’80 la diffusione della cultura occidentale stava cambiando il mondo intero, compreso il blocco sovietico.
Fu evidente più che mai con la nomina nel 1985 dell’ultimo vero segretario del Partito Comunista Sovietico, Michail Gorbačëv.
Gorbačëv intuì più di ogni altro i cambiamenti culturali che erano in corso nell’Unione Sovietica, e così scelse di non ostacolarli, ma anzi, di favorirli attraverso le sue politiche di glasnost (trasparenza) e perestrojka (ricostruzione).
Per questo nel 1990 vinse il premio Nobel per la pace, e nel 1991 l’Unione Sovietica, anche a causa delle forti pressioni interne, si dissolse.
Così, dopo decenni di politica contrassegnati dalla povertà, dalla persecuzione e dal terrore, tanti paesi europei prima sotto il dominio o l’influenza sovietica, come l’Estonia, la Lettonia, la Lituania hanno potuto trovare la propria libertà, prima dichiarandosi indipendenti e poi avviando i processi di adesione ad organismi sovranazionali e internazionali come l’Unione Europea e la NATO.
Venne proclamata altresì la Repubblica Federale Russa, che però, dopo pochi anni di distensione, è tornata ad essere un regime autoritario dittatoriale a causa delle politiche repressive del presidente Vladimir Putin e di tutto il suo entourage.
Tuttavia, anche se l’Unione Sovietica è crollata, il comunismo di stampo sovietico esiste ancora e domina tuttora paesi come la Cina, la Corea del Nord, Cuba, il Laos e il Vietnam.
E, anche se forse adesso il mondo è un posto più libero rispetto a prima, sono ancora tantissimi i muri che ci dividono ancora gli uni dagli altri.
Quello che divide la Cisgiordania e Israele, iniziato nei primi anni 2000, che è stato più volte dichiarato come illegale da parte della comunità internazionale e di organismi sovranazionali come la Corte Internazionale di Giustizia.
Quello divide il Messico dagli Stati Uniti, iniziato negli anni ’90 e potenziato nel corso del primo mandato dell’attuale presidente statunitense Donald Trump, che per favorire la sua costruzione aveva persino dichiarato lo stato di emergenza.
Ma soprattutto, quella grande muraglia, puramente ideologica e culturale, che divide ancora oggi noi occidentali dal resto del mondo, e che ci ha tenuto sempre al riparo dalla comprensione profonda del male, del dolore, della sofferenza.
Quella barriera invisibile che non ci ha mai permesso di vedere tutte quelle tragedie umanitarie di cui noi, occidentali sfarzosi, siamo gli unici artefici e responsabili.
Quella recinzione che ci ha reso boriosi, arroganti, agiati, ricchi di portafoglio, ma poveri, poverissimi di animo.
Il muro di Berlino è crollato, l’Unione Sovietica non esiste più, ma il mondo oggi è sicuramente più diviso che mai.
Baldassare Caradonna
Amministrative: Patti eletta al primo turno, Sutera confermato, ritorno di Mangiaracina
Il vento del cambiamento soffia forte su Marsala, dove i risultati ufficiali delineano ormai con chiarezza uno scenario destinato a segnare una svolta politica per la città: sarebbe infatti Andreana Patti, candidata sostenuta dalla coalizione di centro-sinistra, la nuova sindaca del comune lilybetano, riuscendo ad imporsi sull’uscente Massimo Grillo, fermatosi in seconda posizione dopo una…

Commenta