Esattamente cinquant’anni fa veniva brutalmente ucciso all’idroscalo di Ostia uno degli intellettuali più importanti e carismatici del novecento: Pier Paolo Pasolini.
Pasolini era un poeta maledetto, come lui stesso era solito definirsi, alla luce dei diversi processi che lo avevano coinvolto, e alla luce del rapporto controverso con la sua omosessualità, che all’epoca destò grande clamore.
I suoi testi spaziano dal grande amore per sua madre fino ad arrivare alla politica, alla denuncia del consumismo capitalista e a quella che sarebbe stata la sua ultima opera rimasta incompiuta, ossia Petrolio, un romanzo che intendeva denunciare l’omicidio Mattei e il malaffare di Eni.
Pasolini era un intellettuale poliedrico, tant’è che fu anche saggista, sceneggiatore, drammaturgo, attore, pittore, ma soprattutto, regista.
Pasolini era il regista che più di tutti aveva deciso di farsi portavoce di un cambiamento sociale e culturale che a suo avviso doveva partire dal basso, dai comportamenti quotidiani e dal dialogo con la società civile.
Lo ha dimostrato con tanti suoi film, di cui uno dei più importanti è “Comizi d’amore”, girato nel 1964.
Un documentario tramite il quale egli si figura come un vero e proprio antesignano della rivoluzione sessuale, intervistando persone comuni su argomenti che ai tempi erano visti ancora come un tabù, come l’amore, la sessualità e i rapporti tra generi.
Tuttavia, lo stesso Pasolini nelle sue opere non nasconde anche una certa vena violenta e sadomasochista, come emerge dal suo ultimo film “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, uscito nel 1975 e vietato in molti paesi del mondo e che, anche in Italia, ricevette numerose denunce.
Tuttavia, fu proprio nel 1975 che la vita di Pasolini si interruppe, ucciso da Pino Pelosi, un ragazzo che il poeta frequentava da tempo.
Anche se, al netto della verità giudiziaria, sulla colpevolezza del solo Pino Pelosi si nutrono ancora forti dubbi.
Nonostante egli abbia inizialmente dichiarato di essere il solo colpevole, successivamente alla sua condanna avrebbe cambiato versione più volte, fino ad affermare negli anni 2000 che non sarebbe stato il colpevole dell’omicidio, e di essere stato ricattato per anni dai presunti colpevoli.
Effettivamente, le ferite sul cadavere di Pasolini sono troppe, e alcuni testimoni sembrano affermare di aver sentito o visto più persone sul luogo del delitto.
Ma il quesito più dirompente è ancora senza risposta: perché uccidere Pasolini?
Prima di essere ucciso, Pasolini era impegnato nella stesura di Petrolio, la sua ultima opera che in seguito sarebbe stata pubblicata postuma.
Petrolio è un romanzo che, come già detto, aveva l’obiettivo di denunciare l’omicidio Mattei, il malaffare di Eni e tutti i diversi coinvolgimenti politici che vi erano in causa.
Alcuni affermano che Pasolini sia stato ucciso proprio a causa di quest’opera, mentre altri affermano che lui e Pelosi fossero andati a recuperare delle pellicole rubate del suo ultimo film e che lo scrittore sia stato aggredito da una banda di giovani appartenenti alla microcriminalità locale.
In ogni caso, in uno scenario culturale desolato e desolante come quello attuale, non tornerà più un intellettuale del calibro di Pasolini.
Del resto, in una intervista rilasciata a La Stampa nel 1975 Pasolini provò a descrivere quello che secondo lui sarebbe stato il futuro, e disse:
«Per me, un progetto.
Ho iniziato un libro che mi impegnerà per anni, forse per il resto della mia vita.
Non voglio parlarne, però: basti sapere che è una specie di “summa” di tutte le mie esperienze, di tutte le mie memorie. Per me e per tutti gli altri, invece, ho una paura.
Prevedo la spoliticizzazione completa dell’Italia: diventeremo un gran corpo senza nervi, senza più riflessi.
Lo so: i comitati di quartiere, la partecipazione dei genitori nelle scuole, la politica dal basso.
Ma sono tutte iniziative pratiche, utilitaristiche, in definitiva non politiche.
La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata. Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e come».
Baldassare Caradonna
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