Prima del 1893 non si sapeva nemmeno della sua esistenza, poiché fu un archeologo siciliano di nome Antonino Salinas a rinvenire i resti di quello che oggi è passato alla storia come il sito archeologico di San Miceli, che prende il nome dall’omonima contrada di Salemi in cui è situato.
Sin dai primi scavi effettuati nell’area, è emersa una struttura basilicale a pianta mono-absidata, al cui interno furono in seguito identificati tre livelli pavimentali a mosaico.
In base ad analisi stilistiche ed epigrafiche, l’edificio viene datato tra il IV e il VI secolo d.C.
Tuttavia, gli studi più recenti indicano che l’insediamento ha origini più antiche, risalenti molto probabilmente all’età ellenistica (III-II secolo a.C.).
Accanto alla basilica, sono stati inoltre individuati resti di tombe con corredo funebre, tra cui monete d’oro, monili, vetri e un sepolcreto che suggerisce la presenza in passato di una comunità organizzata.
Gli scavi più recenti, effettuati da un’università del Michigan, la Andrews University, hanno permesso di scoprire come il complesso non fosse soltanto una chiesa isolata, ma facesse parte di un insediamento rurale continuativo.
Sui numerosi mosaici rinvenuti all’interno della basilica sono presenti nomi, scritte (in greco e in latino) e simboli della religione cristiana.
Il più importante è forse quello del cosiddetto “Chi Rho”, anche conosciuto con il nome di monogramma di Cristo, presente in molte basiliche cristiane dopo l’emanazione dell’Editto di Milano, tramite il quale l’imperatore Costantino garantì la libertà di culto del cristianesimo in tutto l’impero.
Purtroppo, la basilica di San Miceli e l’annesso sito archeologico sono stati ad oggi quasi totalmente dimenticati dalla comunità salemitana.
La stessa basilica, gestita dal Parco Archeologico di Segesta, è generalmente chiusa, aperta al pubblico soltanto previa prenotazione.
Si auspica che questo sito, ormai dimenticato, possa avere in futuro una sorte migliore, e che i ragazzi del nostro paese possano presto imparare a conoscerlo.
Baldassare Caradonna
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