Questo mese il Partito Democratico compie 18 anni, ma sarebbe quasi diffamatorio per i maggiorenni affermare che esso lo sia diventato per davvero.
Nato per unire il mondo democratico e progressista, è finito per diventare il calderone che ha unito le vecchie balene democristiane con l’ala più moderata del PCI.
La presenza di più correnti al suo interno avrebbe dovuto garantire la vivacità del pensiero, ma esse sono diventate soltanto uno strumento per tenere in ostaggio il partito e impedirgli di prendere posizioni forti sui temi d’attualità, come il sostegno all’Ucraina, la legge sul fine vita, la legalizzazione delle droghe leggere, l’energia nucleare e il matrimonio egualitario.
La segretaria, Elly Schlein, è riuscita a candidare e fare eleggere alle ultime elezioni europee persino l’ex direttore dell’Avvenire, Marco Tarquinio.
Un partito, insomma, che sembra aver ben poco di progressista, a dispetto dei valori su cui dovrebbe essersi fondato.
Troppo a sinistra per gli elettori di centro, e troppo al centro per gli elettori di sinistra.
Dilaniato dalle correnti e senza un programma reale, è unito solamente dallo spettro del fascismo che ritorna casualmente ad ogni tornata elettorale.
Insomma, la vera domanda da fare sarebbe cosa non manca al PD, poiché esso è manchevole di qualsiasi cosa.
È manchevole di un programma di riforme strutturali che vadano oltre il semplice salario minimo (che tra l’altro al governo non ha mai realizzato).
È manchevole di una dirigenza seria che vada oltre i semplici slogan, e che sia capace di comprendere anche gli errori commessi in passato.
È manchevole di una posizione chiara per risolvere il disastro della produzione industriale italiana, targato Stellantis.
E, infine, è manchevole di politiche che guardino ai problemi dei lavoratori e del ceto medio, e che facciano tornare nel nostro paese i cervelli emigrati all’estero per guadagnare in maniera dignitosa.
A questo PD, insomma, manca tutto tranne una cosa: gli elettori.
Sembra che gli italiani non siano ancora stanchi di votarlo, anzi.
È di gran lunga il secondo partito a livello nazionale, ed è risultato essere il primo partito nelle ultime elezioni regionali in Toscana.
Allora, rimettendomi alla volontà popolare, auspico che il PD viva ancora a lungo, cosicché nel tempo sia ancora più evidente il suo fallimento politico e sociale, e che quest’ultimo porterà alla nascita di nuovi partiti che possano rappresentare al meglio la sinistra in Italia, sicuramente migliori del precedente.
In definitiva, tanti auguri al Partito Democratico, l’eterno requiem della sinistra italiana.
Baldassare Caradonna
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