Nascosta tra i vicoli stretti del centro storico, la chiesa di San Clemente, conosciuta popolarmente con il nome di chiesa di Sant’Annedda, è uno dei tanti tesori nascosti della città di Salemi.
Prima di essere una chiesa era un magazzino, appartenente al Marchese di Torralta, il quale donò il fabbricato alla Congregazione di Sant’Anna.
La Congregazione, però, non poté intitolare la chiesetta a Sant’Anna perché doveva essere distinta da quella già presente nel Conservatorio omonimo, quindi la chiamarono con il vezzeggiativo “Sant’Annedda”, nome con cui tuttora tanti salemitani la conoscono.
La chiesa presenta una navata di piccole dimensioni, intarsiata e arricchita da stucchi in oro.
È coperta da una grande volta a botte ornata da affreschi vari, mentre le pareti sono tappezzate di tele del ‘700, dipinte da Fra Felice da Sambuca, che rappresentano scene di vita di Maria e di Gesù.
Esternamente abbiamo poi un prospetto semplice, avente soltanto un portale in pietra, una piccola finestrella e una trabeazione curvilinea.
La pavimentazione all’interno è formata da quadrati di marmo di colore bianco e nero, due piccoli locali adiacenti all’altare fungono da sacrestia.
Sull’unico altare posto in fondo alla chiesa troneggia poi un bel Crocifisso ligneo del trapanese Cristoforo Milanti, e sootto l’altare sono poste le spoglie mortali ed integre del Santo Martire Clemente, portate dal salemitano P. Giuseppe Maria Mistretta, generale dell’Ordine degli Emeritani di Sant’Agostino (fu proprio in quell’occasione che la chiesa venne dedicata a San Clemente).
Sul lato sinistro, invece, si apre una piccola e suggestiva cappelletta, dove sono custodite le statue del Cristo Morto e della Vergine Addolorata, che vengono portate in processione il Venerdì Santo a Salemi.
Attualmente la chiesa di Sant’Annedda è chiusa al pubblico, e viene riaperta soltanto durante le feste più importanti del paese o in momenti straordinari.
Recentemente è stata oggetto di un complesso intervento di restauro, coordinato e diretto dall’Arch. Salvatore Caradonna, il quale ci ha gentilmente concesso un’intervista.
Architetto, quanto sono durati i lavori di restauro? Da chi sono stati finanziati?
“I lavori di restauro sono durati quasi 4 anni, poiché sono stati effettuati anche nel corso dell’emergenza pandemica.
Sono stati finanziati dalla Regione Siciliana, in particolare dall’assessorato lavori pubblici, attraverso un bando finalizzato al recupero dei beni ecclesiastici.”
Cosa è cambiato rispetto a prima?
“Rispetto all’assetto precedente ai lavori si può dire che non è cambiato niente.
La chiesa ha subito semplicemente un grande lavoro di restauro e manutenzione, finalizzato al riutilizzo ed alla conservazione dell’immobile.”
Che tecnica è stata utilizzata per il restauro? Quali sono stati in generale gli interventi effettuati?
“Le tecniche utilizzate per il restauro sono le più moderne che sono state messe a disposizione dalle aziende del settore.
Sono state recuperate totalmente le coperture, la volta a botte della chiesa è stata consolidata, sono stati rifatti gli intonaci, gli infissi, le pavimentazioni e gli impianti, compreso l’impianto di illuminazione della chiesa.
Inoltre, è stata recuperata la macchina d’altare lignea, le strutture parietali lignee e gli affreschi della volta.”
Auspica che venga aperta al pubblico più spesso?
“Sì, auspico l’apertura più frequente dell’immobile, in quanto solo attraverso una fruizione continua possiamo garantire una durata maggiore degli interventi di restauro effettuati.”
Baldassare Caradonna
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