Un giovane attivo, sin da giovanissimo, nel sociale e nella difesa dei diritti e delle libertà delle persone cieche e ipovedenti.
È questo Ignazio Grillo, socio dell’Associazione Peppino Impastato, consigliere di sezione e di regione dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, e consigliere del CDA del Centro Regionale Helen Keller.
Oggi, gentilmente, ha scelto di concederci un intervista.
Ignazio, so che ti sei appena laureato una seconda volta.
Posso chiederti in che cosa?
“Sì, ho conseguito proprio mercoledì scorso una laurea magistrale in Scienze Filosofiche, dopo una triennale in Studi Storici e Filosofici e una magistrale in Studi Storici Antropologici e Geografici.”
Qual è il tuo parere sulla Flottila e su ciò che sta accadendo in questo momento a Gaza?
“Appoggio l’azione della Flottila perché l’azione umanitaria che ha messo in atto ci permette di ritornare all’umanità, ci permette di ritornare a ricordare che siamo tutti figli di uno stesso Dio e tutti sotto uno stesso cielo, per cui avendo gli stessi diritti e gli stessi doveri abbiamo anche la prerogativa di dover essere tutelati allo stesso modo.
E pertanto penso che fare un blocco navale in acque internazionali sia da parte dello Stato di Israele un atto assolutamente criminale, che conferma il tratto genocida di quello Stato che lo ha dimostrato con la dichiarazione, poi messa in atto, di radere al suolo Gaza, ammazzando donne, bambini e gente innocente.”
Ci ha lasciati una settimana fa il presidente provinciale dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Antonio Struppa.
So che eravate molto legati, di conseguenza qual è il tuo pensiero a riguardo?
“Il presidente Antonio Struppa è stato un uomo straordinario, perché quotidianamente ha coniugato la sua dedizione per l’Unione e per i privi della vista con una operatività elevata, associata altresì ad un senso del dovere e ad un’umiltà davvero straordinaria.
Si è speso fino alla fine, nonostante le cure chemioterapiche.
Anche nei giorni in cui stava peggio non ha mai mollato un colpo, è sempre venuto in Sezione, e ha sempre svolto il proprio lavoro presso l’ufficio di Marsala.
Era una persona stimata da tutti, sia tra i soci che da parte dei dirigenti regionali e nazionali.
Per me era un amico prima ancora che un presidente, un punto di riferimento, una persona molto cara che mi è stata vicino in questi cinque anni trascorsi in cui siamo stati insieme in consiglio.
Tra l’altro, mi onoro di essere stato uno dei suoi principali collaboratori in tutti questi anni.
Vivrà ancora per tanto tempo fin quando saremo presenti tra di noi nelle nostre attività, nei nostri ruoli e nello spenderci quotidianamente per i privi della vista.”
Credi che le istituzioni abbiano già fatto abbastanza per le persone con disabilità?
“Questa è una domanda che pone tante sfide.
Sicuramente tanto è stato fatto a livello di assistenza legata ai fondi, alle varie indennità atte a sopperire le esigenze maggiori di spostamento, di gestione, di cui i privi della vista necessitano.
Con l’Unione le istituzioni sono state presenti ma tutto questo dopo una storia durata più di cento anni.
Ricordiamo che l’Unione Italiana Cechi nasce nel 1920, e negli anni ’50 ricordiamo anche la Marcia del Dolore, nel corso della quale tutti i ciechi sono andati a Roma, davanti le sedi del Parlamento e del governo, a manifestare per i loro diritti.
Ritengo però che le istituzioni debbano fare ancora tanto.
Da un lato per quanto riguarda il sostentamento agli enti che li rappresentano, come l’Unione, ma tanto anche nel lavoro per l’abbattimento delle barriere architettoniche, e soprattutto nelle città, che poi sono anche il veicolo di una mentalità.
Invito a leggere un libro che è stato pubblicato dalla presidenza nazionale qualche tempo fa che si chiama “La città del presente”, che proprio delinea quella che debba essere una città a dimensione di una persona priva della vista.
E poi dico anche che come Unione siamo sempre a disposizione per ragguagli, collaborazioni e sinergie atte a migliorare questi aspetti per rendere sempre più efficace l’esistenza di una persona non vedente.
Quindi, penso che bisogna fare sempre di più.”
Pensi che ci sia ancora molta discriminazione nei confronti dei disabili?
“La mentalità è quello che poi muove tutto.
Tanti passi avanti sono stati fatti, ma se ne debbono fare ancora tanti altri.
Una cosa che ho notato, che viene dalla mia esperienza personale, è il fatto che i non vedenti, i ciechi, dovrebbero uscire di più, stare di più in mezzo agli altri senza vergognarsi della loro condizione, imparando certamente a fare le cose, perché noi possiamo fare le stesse cose anche se con mezzi differenti.
Inoltre, invito le persone ad una sensibilità maggiore.
Invito la gente ad essere più aperta, a non avere timore, perché siamo persone come tutte le altre che fanno le stesse cose anche se si avvolgono di altri ausili.
E allo stesso tempo dico ai ciechi di non tirarsi indietro, di farsi avanti, di emanciparsi, di studiare e di socializzare con gli altri, perché lo scambio avviene sempre in maniera bidirezionale.”
Adesso ti faccio una domanda molto personale: sei credente?
“Sì, io sono molto credente.
Faccio parte anche dell’Ordine Francescano Secolare, sono terziario al secondo anno della missione, quindi farò la professione tra un anno e sì, sono molto credente, questo è un tratto che mi appartiene.”
Poco fa mi hai detto che desidereresti lanciare un appello a tutta la popolazione salemitana e della provincia, quale sarebbe?
“Sì, l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha altri enti collegati.
Tra questi vi è il centro regionale Helen Keller, che è la scuola addestra cani guida per ciechi di Messina.
Il centro regionale Helen Keller nasce nel 2001 grazie a una legge regionale del 2000, e dal 2011 è polo nazionale per l’autonomia.
Questo centro ha lo scopo, tra le tante altre cose, di addestrare cani guida per ciechi.
Il cane guida comincia il proprio addestramento ad un anno e viene consegnato ad un anno e mezzo, poiché l’addestramento dura sei mesi.
Il cane viene prelevato dagli allevatori a due mesi circa e viene affidato ad una famiglia affidataria che prende il nome di “Puppy Walker”, che terrà il cane fino a 12 mesi per una fase cosiddetta di socializzazione.
Dopodiché il cane ad un anno ritornerà alla Scuola Cani Guida e dopo sei mesi svolgerà la fase di addestramento, che durerà sei mesi.
Il mio appello è: se ci sono famiglie o persone singole che abbiano voglia di fare questa esperienza di volontariato, quindi di farsi Puppy Walker per un anno, per socializzare un cane che sarà destinato a restituire la libertà a una persona priva della vista, che si facciano avanti, si possono tranquillamente mettere in contatto con me.
Specifico che le cure e gli alimenti sono sempre tutti a carico del centro, anche nel periodo di affidamento.
La famiglia affidataria dovrà farsi carico soltanto dell’accudimento, non avrà oneri pecuniari.
Gli istruttori daranno tutte le indicazioni e faranno un monitoraggio periodico.
Dal mio punto di vista il volontariato significa togliere qualcosa a se stessi per dare agli altri, e se questo significa restituire la libertà a un non vedente credo che sia un gesto di massima generosità che invito a compiere.
Pertanto saluto tutti con la fiducia e la speranza che possiate essere numerosi a farvi avanti.
Grazie.”
Contatti: ignaziogrillo98@gmail.com
Baldassare Caradonna
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