Gli occhi vispi, il sorriso accentuato, gli occhiali dalla forma che sembra quasi rettangolare.
È così che appare a primo impatto Filippo Triolo, giovane prodigio del mondo della cultura salemitana che ha scelto di investire nel nostro territorio, fondando il Salìber Fest, il primo festival di Salemi dedicato alla lettura.
Nel tempo libero studia, scrive, e fa presentazioni di libri, ma oggi ha avuto del tempo per concederci un’intervista.
Filippo, so che vai all’università. Che cosa studi?
“Mi sono laureato nel marzo 2024 in Lettere Moderne e sto adesso frequentando l’ultimo anno del
corso di laurea magistrale in Italianistica.
Nel frattempo da un paio di mesi sono in formazione come libraio presso la splendida libreria Sellerio di Mondello.
Adesso guardo i libri da una prospettiva per me inedita.
Mi sto divertendo parecchio.”
Ormai più di quattro anni fa hai fondato il Salìber Fest, il primo festival di Salemi dedicato alla
lettura. Come ti è venuta questa idea?
“Eravamo una squadra di folli ed evidentemente lo siamo ancora adesso, ma folli testardi e con
la passione viva per essere arrivati a questo punto e aver da poco festeggiato il quinto anno di
Salìber Fest.
Lo pensammo in un periodo difficile per il Paese e per la nostra comunità.
Erano anni pandemici in cui abbiamo fatto esperienza dell’isolamento e conosciuto un’Italia
bifronte, quella della solidarietà, della fiducia nella scienza e un’altra che la Scienza l’ha messa in
dubbio a colpi di narrazioni pericolose, di notizie false.
Siamo nati come associazione specializzata nell’educazione letteraria, nella promozione libraria.
Conosciamo il valore della narrazione e abbiamo pensato a un evento che potesse farsi narrazione democratica, plurale, vera del mondo che viviamo.
Così il Salìber Fest si è sin da subito configurato come osservatorio del panorama letterario, certo, ma soprattutto osservatorio socio-geo-politico del Paese.
Del resto è indubbio il valore politico del festival: abbiamo parlato in questi anni di un
mondo minato dalle guerre e di speranze, di Scuola e famiglie, di diritti civili e fragilità, di
Costituzione e lingua.”
Il tema della scorsa edizione è stato “Corpo”.
Puoi darci delle anticipazioni sul tema della prossima?
“Da pochi mesi è terminata la quinta edizione del Salìber Fest, come ricordi bene dedicata al
Corpo – quello stuprato, violato, violentato delle donne, quello ferito, ucciso dei tanti civili nei
teatri di guerra oggi, in Ucraina, a Gaza, del corpo bambino che tra bombe e macerie prova
ancora a giocare e ancora il corpo costretto a vivere la malattia mentale – che è fatto corporeo
anche – il corpo malato che invoca la giusta morte e quello queer e metamorfico.
Per l’edizione del prossimo anno non ti so dire ancora, mai abbiamo concordato il tema senza prima guardarci attorno, capire quel che accade in letteratura e nel nostro Paese, nel mondo.
Ecco, una cosa però è certa, un festival politico che si rispetti non può restare indifferente al dolore dilagante del mondo.”
Alle scorse elezioni comunali sei stato il candidato di punta della lista “Scrusciu”, risultando il
primo fra i non eletti.
Se fossi stato eletto, quali sarebbero stati i tuoi progetti per la nostra città?
“Io ti ringrazio ma ridimensionerei un po’ il giudizio di merito sentito spesso sulla mia figura –
solo un giovane alla prima candidatura.
Più che punta forse un’anomalia, in tornate in cui l’espressione civica – quella reale risulta fortemente ridimensionata, vuoi per una disillusione verso la Politica, vuoi perché la
politica stessa pare non essere davvero interessata ad un civismo impegnato, con la paura che
possa forse risultare ingombrante.
Non parlo di quella esperienza di campagna elettorale da allora, tornato già il giorno dopo come si
è visto a fare quello che ho sempre fatto, occuparmi di parole, storie e narrazioni e questo certamente avrei fatto fossi stato eletto – contribuire a scrivere una narrazione della Città più funzionale di questa che risulta a mio dire inceppata, annoiata spesso.
Avrei portato tra i banchi forse un po’ più di energia, animato un dibattito politico – che basterebbe seguire un consiglio comunale per accorgersi essere tristemente piatto.
Avrei portato un rumore di idee nell’ambito che più conosco, quello culturale.
Penso da anni che la nostra biblioteca, i nostri musei meritino di più.
Per farti un esempio, abbiamo una collezione fotografica straordinaria di uno dei fotografi
italiani più importanti, il maestro Mimmo Jodice che ha raccontato col suo inconfondibile bianco e
nero “Salemi e il suo territorio” spero tu possa raccontarla prima o poi nel tuo blog — ebbene
teniamo ingiustamente quelle foto al Palazzo Municipale quando sarebbero una delle attrattive
culturali più importanti della città – un museo del paesaggio e del territorio, con una collezione
così importante del maestro sarebbe un vanto per il paese.
Lo stesso museo della Mafia, pare ormai abbandonato ad un destino infelice eppure non bisogna essere visionari per capire che quel museo poteva candidarsi a centro studi e museo didattico, tappa fondamentale per conoscere la Sicilia della Mafia e dell’Antimafia.
Anche per la biblioteca serve il coraggio di cambiare – in campagna elettorale proponevo una
trasformazione radicale – serve una biblioteca accessibile che si apra e raggiunga la comunità
anche a costo di farsi periferica.
Non serve alla città una biblioteca deserta, dobbiamo auspicare si riempia di giovani, serve fare della biblioteca uno spazio democratico, accessibile, libero di incontro e confronto che abbia il coraggio di aprirsi a nuovi tipi di scrittura e lettura, penso al coding – il linguaggio informatico, oppure al linguaggio musicale col prestito di strumenti musicali e poi all’audiovisivo e al gioco.
Serve come l’acqua e il pane a questa città uno spazio culturale che sia spazio di incontro e socialità e a questo può e deve candidarsi una biblioteca presidio culturale gratuito di cui la città ancora dispone.
Mi meraviglio di come in tutti questi anni nessuno ci abbia lavorato.
La verità però è solo una, anche solo fossi stato eletto, sarei finito a fare opposizione – un
opposizione severa e responsabile capace ore di denunciare storture e lassismi ora di collaborare
con la maggioranza per il bene della città.
Le idee di prima magari le conserviamo per il futuro.”
Cosa ne pensi del lavoro che ha fatto l’attuale amministrazione comunale per questa città?
Quali sono le eventuali criticità che segnali?
“Non penso nulla perché sto vedendo veramente poco e leggendo, sentendo ancora meno. È
un’amministrazione come lo sono state le due precedenti con evidenti problemi di comunicazione
e forse non solo quelli.
Penso ai disagi vergognosi che da anni – puntuali ogni anno, e sempre
uguali – si verificano con le prime acque in contrada Cuba.
Penso ad intere zone del paese costantemente al buio nonostante le numerose segnalazioni, al problema idrico mai risolto di un’acqua che manca mentre vediamo sgorgarla a fiumi per strade e muri. Penso ai problemi veri di un paese, quelli che colpiscono la comunità ad ogni livello e poi penso certo al mio campo di interesse, la Cultura, e anche lì non ho mai risparmiato critiche.
In campagna elettorale ho denunciato una gestione distorta dell’importante strumento della Democrazia Partecipata già segnalata dal progetto Spendiamoli bene dell’associazione Parliament Watch Italia per il buon uso dei fondi per la democrazia partecipata in Sicilia.
Adesso pare abbiano corretto il tiro ma aspetterei di vedere come si svolgerà l’assemblea pubblica di votazione per sbilanciarmi.
Manca poi un serio tavolo tecnico di lavoro e coordinamento con le associazioni sempre richiesto, le
programmazioni risultano raffazzonate per accontentare un po’ tutti.
Si firmano protocolli e convenzioni salvo poi dimenticarsi dei punti previsti – penso al festival cinematografico a cura del comune di Salemi per onorare l’amicizia con Kim.
Eppure quest’anno di film nessuna traccia.
Stiamo invece – e questo lo devo riconoscere – facendo un ottimo lavoro di rete tra comuni, realtà
associative, biblioteche, eventi e sovrintendenza sulle politiche di lettura che ci porterà
quest’anno ad ottenere un finanziamento da 45.000 euro per un progetto di rete che vede il nostro
comune capofila come Città che legge.
Ne riparleremo però a progetto ultimato.”
L’anno scorso hai avuto l’onore di essere finalista del Premio Campiello Giovani, con il racconto
“Il bambino che non voleva più vivere all’inferno”.
Di che cosa parla questo racconto?
“L’essere finito con un mio racconto nella cinquina del prestigioso Premio Campiello Giovani è
stata assolutamente una sopresa, mai avrei immaginato di essere letto da personalità del mondo
della Cultura come Ermanno Paccagnini, Roberto Vecchioni, Daria Galateria per citarne solo
alcuni.
Da anni mi occupo di eventi letterari, tenendo per me una velleità letteraria, il timido
desiderio di scrittura.
Ho vinto una resistenza, la paura di farmi leggere e ho fatto bene si vede.
“Il bambino che non voleva più vivere all’Inferno” è un racconto di finzione che però è verissimo, è la
storia dell’incontro tra un bambino, Marcolino e il suo maestro Rosario Tiravano ed è un incontro
tra due solitudini, una grande storia d’amicizia e d’affetto nata in uno dei quartieri più difficili,
ossimorici della Città di Palermo, il quartiere dell’Albergheria che negli anni ho vissuto, amato e
odiato come avviene con la propria casa.”
Quest’anno hai scelto di fare parte della compagnia teatrale amatoriale di Salemi “Facemu
Teatro”, interpretando il personaggio di Don Saverio Sollima.
Com’è stato vestire i panni del “professore”?
“Mi sono divertito tantissimo.
Non facevo teatro – che sempre è stata la mia passione – da un po’
di anni ormai e sono grato alle ragazze e ai ragazzi della compagnia Facemu Teatro che mi hanno
coinvolto, abbiamo lavorato in un clima d’amicizia ed è stato bello, con molti ci conosciamo da
sempre, con altri è stato proprio il teatro a farci incontrare.
Che dirti del personaggio? È un professore millantatore, vanta capacità che abbiamo visto non avere, porta iella piuttosto.
È una maschera comica nella sua insignificanza, contribuisce però a fare esercizio di autoironia.”
Quali sarebbero i libri che consiglieresti a un giovane salemitano che vuole approcciarsi per la
prima volta alla lettura?
“Per campanilismo ti direi “Gli illusi”- dovrebbero saperlo tutti, anche chi non legge – che un
romanzo racconta la nostra città dai moti ai fasci dei lavoratori, concentrandosi così sul ruolo di
Salemi nel processo risorgimentale.
Un grande romanzo, scritto da Alessandro Catania, sfortunato dal punto di vista editoriale, che andrebbe fatto conoscere, bisognerebbe parlarne alle nuove generazioni nelle aule scolastiche, avviare percorsi di avvicinamento all’opera letteraria – ci abbiamo provato come associazione con una passeggiata letteraria che ricorderai – e sforzarsi di trovare un editore che possa finalmente dare nuova veste editoriale al libro.
L’ultima edizione, locale, curata dal Rotary, risale al 2006.
In realtà, mettendo da parte il campanilismo che è in me, e anche una certa severità da lettore
selettivo – facendomi libraio che si sta formando – ad un giovane che per la prima volta volesse
approcciarsi alla lettura consiglierei pagine che divertano e non perché facciano ridere ma perché
costruite, pensate in modo da coinvolgerti, da non lasciarti andare.
Penso alla grande tradizione d’avventura e picaresca che stiamo forse dimenticando e che invece ha fatto sognare intere generazioni, penso alla letteratura di genere – da un ottimo horror di King ai thriller di Joel Dicker, fino ai gialli di Christie, Simenon e Camilleri.
A proposito di lettura – come tanti esperti di didattica – penso che l’educazione letteraria a scuola
stia svolgendo male la sua missione, favorendo l’allontanamento dei giovani dalla lettura.
Se per molti la scuola diventa il primo luogo di incontro col libro è bene che questo incontro sia graduale e soprattutto che si dimostri come prima cosa che leggere è un atto divertente di resistenza.”
Cosa ne pensi di tutto ciò che sta avvenendo in questo momento in Palestina?
“Sta avvenendo un genocidio.
Lo afferma l’Onu, lo dicono in tanti – non tutti – lo penso anch’io ma non ne farei oggetto di scontro linguistico.
Rispondo a questa domanda ignorando ancora l’esito della spedizione della Global Sumud Flotilla e la risposta di Hamas ai 21 punti per la pace proposti da Trump e Netanyahu.
So solo che il popolo palestinese merita di essere doppiamente liberato dalle bombe di Israele e dal terrorismo di Hamas, merita di aver riconosciuto uno Stato, quello di Palestina e che il riconoscimento, per quanto simbolico, l’Italia avrebbe dovuto dichiararlo settimane fa,
insieme tra gli altri a Francia e Gran Bretagna.
Confido nei canali diplomatici, della diplomazia del Patriarcato di Gerusalemme, nel ruolo del Cardinale Pizzaballa e nell’inedito accordo tra i Paesi Arabi – la partita geopolitica è lì che si giocherà. Bisognerà capire meglio i 21 punti proposti dall’America ed evitare un nuovo apartheid del popolo palestinese.
Servono due popoli e due Stati che si riconoscano vicendevolmente, ma per questo serve la
Politica.”
Quali sono i tuoi obiettivi? Pensi di averli già raggiunti?
“Vedremo cosa ci riserverà il futuro. Direi che l’obiettivo a breve termine sia la laurea magistrale, devo solo chiarirmi le idee sul lavoro di tesi.
A proposito di tesi e lavoro di ricerca, ecco, mi piacerebbe non poco restare a studiare e fare ricerca nel mondo universitario – ah quanto è bello lo studio quando appassiona, diverte!
Ti anticipavo all’inizio che da qualche mese ho iniziato a lavorare come libraio in Sellerio; mi piace molto ed è per me un grande onore.
È ancora presto, vediamo se quest’esperienza continuerà.
Poi certamente continuare a puntare sul Salìber Fest, fare crescere il festival – a proposito abbiamo da poco vinto un bando dell’8 per mille della Chiesa Valdese come co-finanziamento della prossima edizione del festival – di questo siamo molto felici, è segno che l’importanza del lavoro fatto viene riconosciuta.
E poi scrivere, scrivere e ancora scrivere – qualche settimana fa abbiamo presentato la nuova antologia di racconti in collaborazione col Premio Campiello e il Consorzio del Prosecco D.O.C.G. di Conegliano Valdobbiadene.
È una cosa che mi piace e spero in futuro di poter scrivere qualcosa di più strutturato.
E magari chissà, ripensare ad un impegno politico.”
Baldassare Caradonna
Amministrative: Patti eletta al primo turno, Sutera confermato, ritorno di Mangiaracina
Il vento del cambiamento soffia forte su Marsala, dove i risultati ufficiali delineano ormai con chiarezza uno scenario destinato a segnare una svolta politica per la città: sarebbe infatti Andreana Patti, candidata sostenuta dalla coalizione di centro-sinistra, la nuova sindaca del comune lilybetano, riuscendo ad imporsi sull’uscente Massimo Grillo, fermatosi in seconda posizione dopo una…

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